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http://www.youtube.com/watch?v=WLw06Oy0ueg
October 04

vivi il presente sorridi al passato

in un giorno di pioggia

 

Vivi il presente,  sorridi al passato

“La vita non ha opposti” è questo che dicevi

E mentre tutto scorre via in un giorno di pioggia

Io resto fermo e guardo tu scorri via, io taccio

e intanto questa pioggia sembra lavare via

parole scorse di notte silenzi letti  di giorno

 

e mentre tutto scorre via insieme a questa pioggia

raccolgo  poche  schegge trascinate dal fango

con cura le compongo, a ricrearne  una forma

Ma tutto è senza  logica senza un’idea nitida

E resto ad ammirare compiaciuto  il frutto

Di un’arte che ha nell’intimo un vile fallimento

 

su un’altalena, libero, come per gioco

Mi avvicino, mi allontano, rido, a volte tremo

sicura-zavorra questa paura-orgoglio

che frena ogni istanza…che mi tiene a distanza

 

Io sto provando a vivere e chiamo la vita

picchi  un colpo, avverta, se è davvero vita

se c’è mai stato un attimo che ha dedicato a me

se solo per un attimo, tu, hai pensato a me

se sia davvero facile sentirsi parte di un tutto

se sia davvero vivere abbandonarsi del tutto

 

e mentre scorri via in un giorno di pioggia

mi scivola la presa,  mi afferri, mi graffi

e nel dolore lucido di un abbagliato miraggio

ti vedo  lì leggera  giocare all’altalena

libera nell’aria io a terra a una catena

vicina poi lontana ti guardo non ho presa

 

l’ abilità di vivere fa parte del mistero

mentre la pioggia cade e scava nel ricordo

di quando mi dicevi cos’è davvero un uomo

di quando mi dicevi “tu non vuoi capire”

 

e mentre tutto scorre in questo giorno di pioggia

sbiadisci lontano, rimango lontano

September 14

Nuvole

Nuvole

 

I giorni sono tutti uguali, cambia ben poco, i più delle volte sono sfumature di colore, di umore

Sfumature di stati d’animo che si inseguono come nuvole.

 A volte si fondono o fanno tuoni e lampi proprio come le nuvole e, proprio come loro, piovono quasi fossero lacrime.

I giorni hanno tutti uno strano sapore: sapore di attesa e di scoperta.

Scoprire, sollevati, che di nuovo non è accaduto niente, che tutto è rimasto lì fermo, piacevolmente assorto da qualcosa di cui sfugge il nesso causa-effetto.

E poi le nuvole, lì, libere, leggere, impalpabili; con una loro storia fatti tante piccole gocce  raccolte chissà dove e chissà perché.

Una per il caldo, magari di una giornata estiva nel tropico del capricorno

Ed un’altra perché qualcuno ha spento un fuoco all’aperto dopo aver passato la notte di San Lorenzo a guardar le stelle.

Ed ora tutte lì insieme, come un una grande festa, a scambiarsi storie e a raccontarsi le tante cose mirabilianti che hanno visto.

E noi qui giù a guardarle e congetturarle in forme strane, più o meno possibili ma sempre familiari, quasi fosse l’unico modo per sentirsi a casa.

 

                     

August 22

Come una scia d'aereo

Come una scia d’aereo

 

Ciao, Io sono..., tu?

“io sono…dici che sia poi tanto importante?”

“Secondo me sì, in fondo nei nomi c’è quasi scritta la storia di una persona, quello che farà, cosa vedrà.”

“Beh, se la metti così;  io sono…senti a me non riesce dire il nome.”

“Ok, fai come vuoi. Senti, che fai qui?”

“Ti aspettavo; cioè non è che aspettavo proprio te, però aspettavo qualcuno che si fermasse, che volesse fare due chiacchiere; sai, di solito la gente va molto di fretta e non ama parlare del niente: tutti alla ricerca di parole importanti e dovute, di parole che siano talmente importanti da far calare il silenzio subito dopo”

“sì, è vero, tutti corrono molto e mi chiedo dove debbano andare. Io, anche se  ho sempre tante cose da fare,  trovo sempre il tempo per due chiacchiere senza senso, anche perché di cose serie me ne hanno dette e promesse  talmente tante, salvo poi smentirle, che ormai non credo che ne esistano.”

“eh sì, hai proprio ragione, meglio frasi senza senso, parole leggere e libere che non soffrano l’ansia di stare a significare cose complicate. Sì, meglio le cose leggere”

“e allora, che mi dici? dai…non hai l’aria di uno che parla molto”

“già, le parole sono pietre e per ora me le tengo come zavorra…forse perchè non ho ancora imparato a volare. Tu invece hai l’aria  di saperlo fare bene, volare dico. Sembri quasi di essere come una scia d’aereo; sai, quelle che si vedono alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo.”

“se ti dico una cosa prometti di non dirlo a nessuno? “

“sì”

“fingo…però mi piace l’idea. Posso sedermi? “

“sì, aspetta che sposto un po’ di roba”

“però sono belle quelle scie di aereo”

“sì, sono belle, anche se a me un po’ mi lasciano perplesso. Cioè loro sono lì, ma non per te. Magari dici di averle viste per primo e poi qualcuno lo ha detto prima e tu neanche lo sai. Insomma sono per tutti e per nessuno”

“sono per se stesse, ovvio no”

“per se stesse? E noi che le vediamo e ci ragioniamo su, noi non contiamo?”

“sì che contate, ma non si può pretendere che una cosa sia solo tua, figurarsi una scia d’aereo, figurarsi una persona.  Loro stanno lì e ci starebbero comunque”

 “…forse è per questo che il mondo è strano”

“forse è per questo che il mondo gira…altrimenti starebbe fermo”

“mi sa che hai ragione, saggia sei”

“ma che saggia! Ho talmente tanti dubbi che ho imparato a spacciarli per certezze.  E tu che sei”

“io sto seduto: né scia, né niente. Io sto seduto e aspetto; soffro di tempismo-zero, una specie di malattia che mi fa perdere gli attimi, e allora sto seduto e  aspetto  che ripassino tutti.”

“ e funziona?”

“beh, credo di sì, anche meglio del previsto, pensa: credo di essere riuscito a prendere una scia d’aereo! Sai, di quelle che si vedono nel cielo alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo”

“…”

“bel  sorriso. Visto?, anche quello ho preso!”

“non l’hai preso, lo hai visto e sentito, ma preso no, guarda ora divento seria e lui non c’è più!”

“ e invece sì: l’ho preso”

“dai apri gli occhi e non sorridere…quel sorriso è mio”

“Scherzavo. Comunque l’ho capito che non sei di quelle che vanno di fretta. L’ho capito quando mi hai detto ciao. Sai, la gente altra cosa che non fa mai è salutare. Se ti va bene risponde con un cenno della testa al tuo di saluto, ma non ti saluta quasi mai”

“é vero, e neanche ti chiedono come stai, cosa fai, come ti chiami”

“già. Non chiedono e non vogliono sapere: stanno lì e sembrano essersi seduti ad aspettare la vita, mica come me… gli attimi”

“ci verresti con me?”

“dove”

“in viaggio, facciamo un viaggio insieme”

“una scia d’aereo e un tempismo-zero? Cosa mai potrebbero fare insieme”

“non lo so, per questo si potrebbe provare, così non rischiamo di dirci cose serie e quindi di rimanere in silenzio subito dopo”

“non so, quanto tempo ho per risponderti?”

“tempismo-zero tu eh?...ti frego. Quanto ne vuoi, tutto il tempo che vuoi per rispondere. Tanto ripasso. Tu alza gli occhi e cercami, io vedrò di non scomparire  come quelle scie che si vedono nel cielo alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo. Hai presente?”

“simpatica”

“…e saggia, non lo dimenticare”

“ok ci provo”

“io ora vado, ho da fare tante cose, tu aspettami…anzi no, non aspettarmi altrimenti ti distrai e ti perdi gli attimi”

“giusto. Tu ripassa io sto qui seduto e ti riprenderò”

“…”

“ciao…bel sorriso”

August 13

La perdita di Dio

Oggi vi parlerò della perdita di Dio.

Ne ho sentito parlare da molto piccolo, quando chiedevo chi era quel bambino che stava nella foto con due miei cugini.

“Sta con Dio in cielo”

In cielo? Ma dove?

Più su delle nuvole o dietro le nuvole?

E perché non si fa vedere, perché non ci parla?

Mi veniva detto che Lui parlava sempre ed ascoltava le nostre preghiere…solo che io se chiedevo qualcosa non succedeva niente.

E poi non capivo come mai avesse fatto morire Gesù sulla croce e, altra cosa,  non capivo chi fosse quello lì sulla croce;

 mi chiedevo se fosse lui Dio…e mi veniva detto di no, che Dio era solo in cielo e sulla croce c’era il figlio.

Ah, ok tutto chiaro.

E di chi è il figlio quello lì?

La Madonna  è la moglie di Dio?

Eh no, Lei è la mamma di Gesù, non la moglie di Dio…però poi vedevo Giuseppe, e mi chiedevo chi fosse.

è lui Dio…ovvio no!

Padre Putativo

Adottivo?

No Putativo (che poi vuol dire falso, fittizio, virtuale) ok,  una famiglia strana, ce ne sono tante.

Insomma mi parlavano di Dio con una sorta di confusione di fondo e solo per dirmi che, quando qualcuno moriva, andava da Lui,

lì su a dirigere il mondo e ad ascoltare noi in chiesa a pregare.

Però poi mi dicevano che ovunque pregassi lui ascoltava (ovviamente ascoltava non come facciamo noi, ma a modo suo)

Però in chiesa valeva di più, perché voleva dire che uno c’era andato e quindi si era impegnato.

Insomma se ti impegni va bene, se sei un po’ svogliato…hai voglia di pregare!

E allora pensavo che mia madre, quando non mi rifacevo il letto, mi voleva meno bene, ma la cosa non ha mai avuto riscontri.

Però, ricordando la cosa della chiesa, spece alla messa delle 10, durante “l’ascoltaci o Signore”, ognuno di noi si inventava

qualcosa di alquanto altruistico da dire: “per…bla bla bla …ascoltati o Signore” e poi subito a guardare la catechista,

quella buona, con gli occhi verdi, quella che dirigeva noi piccoli e accoglieva un po’ tutti…in maniera quasi uguale,

secondo una gerarchia, anche questa ecclesiastica, che prediligeva alcuni suoi nipoti, con accesso alla sacrestia,

alcuni figli di medici, con accesso a sacrestia e privilegio di fare i chierichetti e poi noi comuni mortali…

col privilegio di poter…no, noi niente.

Comunque c’era questa qui buona e poi  quella piccola, bassa anche per noi che alti non eravamo, scura e sempre arcigna,

che a prescindere da come imparavi le preghiere, ti sgridava, urlava e ti strattonava se in chiesa ti voltavi a guardare

 un quadretto della Via Crucis.

“per fortuna che non è la nostra catechista” così dicevamo.

La domenica si parlava direttamente a Dio, perché lui ci ascolta e, se non ci ascolta Lui, ci sono tutti gli angioletti.

E allora io immaginavo questa persona con la barba bianca, circondato da bambini, che guardava noi e forse sceglieva

 puntando il dito, quello più bravo sarebbe stato il prossimo a salire da lui.

Così credo di aver capito, ma forse mi sbaglio, sono passati molti anni.

San Domenico: “prendimi prima che possa peccare” e dopo poco morì.

E lui era santo!

Insomma Dio con tanti angioletti e con la barba, ma poi vedevo il Papa, senza barba, e facevo un po’ di confusione

e chiedevo chi fosse: se fosse Dio.  Mi veniva detto: “no, quello non è Dio, è il Papa, un vicario, una specie di supplente di Dio

 o forse di Gesù, questo non me lo hanno mai spiegato bene, ma in testa mia pensavo “va beh Dio…il Figlio…non cambia molto,

resta in famiglia”, e quindi per capire cercavo un esempio pratico e  pensavo a mio fratello maggiore:

quando non c’era papa o mamma c’era lui…rispondeva lui al telefono e, se c’era da firmare per la posta, lo faceva lui,

mi accompagnava lui a scuola per il rientro portandomi sulle spalle.

Insomma con Dio sarà lo stesso l’esempio era calzante.

La catechista arcigna sbraitò di no, non è la stessa cosa e non ci faceva fare la comunione se lo dicevamo di nuovo.

 Dio è uno solo  e ovviamente non mi fece alcun esempio pratico…ed io son sempre stato un po’ tonto a capir le cose.

Ok…mi mortificai anche…come avevo fatto a non capire una cosa così semplice.

Ma se è solo lui Dio… i Santi? Li posso pregare?

Cioè, io non lo dicevo per me, a me già pregare non piaceva, poi con tutti questi rischi era meglio evitare.

Quello che mi premeva era capire  tutti quelli dietro la processione…quelli vestiti strani “le congreghe” cosa facessero.

Chi pregavano così vestiti? Sembravano tanti clan, tutti uniti se dello stesso colore e poi in contrasto con quelli  di colore diverso.

 Dio non era uno solo?

Ah no, quelli erano i santi, altra cosa, tipo qualcosa di meno importante di Dio, di Gesù e della Madonna….ma ovviamente questa cosa non l’ho mai proposta onde evitare ramanzine.

Però, come ho già detto, a me servivano esempi pratici e al catechismo non ne facevano molti.

Ho anche pensato che forse quelli lì in processione  stessero peccando senza saperlo, magari nessuno li aveva avvertiti

che quelli non erano Dio ma solo santi.

Però preferii farmi gli affari miei: meglio non chiedere, meglio non sapere e, quando c’era una processione, io cambiavo strada.

Una bella confusione e nessuno che aveva risposte chiare.

Dio è misericordioso ma fa morire i bambini, è misericordioso e manda la siccità in Africa, è buono e fa morire le persone buone e quelle cattive no.

“ma lo fa per metterci alla prova”

Ed in effetti per colpa di una prova, di un trucco, stiamo qui: guarda ma non tocca...lo faccio anche io, ma è cinismo!

Ok me la sono fatta bastare come risposta, e qualche volta l’ho anche messa in pratica, sempre per la famosa questione delle

cose pratiche, ma poi gli altri bambini non ci giocavano con me se li mettevo alla prova.

Ho capito che questa cosa funzionava solo con Dio.

Insomma Lui e tanto bravo eppure non manda nessuno a dire “io sono qui voi lì, io dico questo voi lo fate”

No, Dio questo non lo faceva , forse per fiducia, però aveva  tante  succursali della fede e ricette miracolose da recitare,

che mi veniva complicato capire a chi e dove guardare parlando.

Ho cominciato a non chiedere più, ho preferito  ascoltare parlare di fede e di religione, ad ascoltare, negli anni,

chi ci lavorava con la religione; mi sembrava di sentire mio padre quando compilava i 740

Tante regolette, deroghe, indicazioni e non una cosa chiara del tipo “tu guadagni tanto…e devi pagare tanto”

Per Dio ho capito che funzionava alla stessa maniera.

Ho capito che forse mi avevano preso in giro, che non è vero che le tasse le pagano tutti in base a quanto posseggono,

 ma le pagano in base alla bravura del commercialista capace di trovare la deroga.

Ho capito che Dio veniva gestito come le tasse, chi aveva libero accesso alla sagrestia  aveva il contatto diretto con Lui,

parlava direttamente col Prete, poteva chiedere una confessione per deroga ecc. ecc.

Chi no…beh doveva pagare

Ho preferito fare l’evasore e, le volte che qualcuno mi ha detto che Dio si offendeva per il mio comportamento,

gli ho parlato dei 740 di mio padre…e loro son tornati in sagrestia.

Ho perso Dio quel giorno in cui ho cominciato a capire le persone, quel giorno che mi è venuta in mente una cosa sentita

anni prima al catechismo “siamo i sui prediletti, ci ha creati a sua immagine e somiglianza”

Insomma quel giorno ho fatto 2 +2: chi bazzicava intorno a Dio non era un gran che, noi non siamo un gran che…

e per essere suoi prediletti e sue icone…neanche lui doveva essere un gran che.

Così ho preferito lasciarlo per strada, me lo sono perso…se ce la fa a raggiungermi sa dove trovarmi, Lui, non Io.

July 23

La domenica mattina di un sampietrino.

 La domenica mattina di un sampietrino.

 

Ah che bello, quest’aria fresca è un vero piacere; e poi questo vento sottile che sembra quasi accarezzare…spazzare l’aria e i pensieri, la testa.

Certo che la primavera è assolutamente un toccasana!

È poi con il caldo il negozio, lì,  Paola comincerà a mettere in vetrina costumi e cianfrusaglie da mare…un po’ di belle ragazze da vedere: wo wo wo

Spero solo che con il caldo non ricominceranno anche quei dannati ragazzini a giocare a calcio: un mal di testa con tutte quelle pallonate!

Ah, Erode, Erode, tu sì che ci sapevi fare con in pischelli.

Uh uh ecco la signorina Anna; insomma signorina…45 anni suonati, dice di dar ripetizioni private, ma mica ho capito che materia, ed io sto qui da anni eh.

Ahh che bello questo sole, bacia i belli ed i nobili d’animo, come diceva quel poeta  Fiorentino, mica i mattoni lì in fondo fatti di volgare fango cotto. Io invece, modestamente, con i miei parenti illustri e soprattutto lustrati e lucidati…modestamente sono un’altra storia.

A proposito di parenti, chissà che fine hanno fatto Giada,  Pietruccio,  Ambra e quella vanesia di Rubinia;  chissà come stanno, prima o poi  manderò loro due righe.

Certo che la mia sì che è una famiglia nobile, mi sa che io sono il più sgarrupato, loro tutti che hanno a che fare con principi, gente importante, impegni di musei e mostre, cerimonie.

Invece a me oggi tocca ascoltare le solite manfrine  del sindaco  che manco mi conosce e millanta sentimenti e proponimenti per me, la mia storia, il mio percorso. Secondo me neanche sa perché sto qui e da quanto tempo: contenti loro.

Certo che se avessi dovuto confidare in lui per la mia salute stavo bello e sistemato; chissà in quale discarica mi mandavano o chissà quanto bitume mi buttavano addosso; per fortuna che gli amici del quartiere mi vogliono bene e mi stimano. Con loro, io, ci sono sempre andato d’accordo; in fondo, io, di cose ne ho viste, ne ho fatte di lotte, ne ho rotte di teste: principi, sovrani, gendarmi,  militari, poliziotti…pure qualche cane e amante colto sul fatto, non ho mai deluso: rivolgersi a me era una certezza

E poi, caspita, se dovessi parlare e dire quello che so e che ho visto qua, sai e quanta gente dovrebbe scappare, cadrebbe il governo!

Per esempio, Luigi, il barista, quello, la differenziata, non la fa; la sera, lo vedo io, carica le buste e le porta fuori città, al paese vicino e le lascia  nei cassonetti altrui.

E Antonio? vogliamo parlare di lui? le sento le sue telefonate; dice alla moglie che va in palestra e invece so io dove va.

Poi non parliamo del circoletto lì in fondo, altro che  club culturale, mi devono sempre spiegare come mai le signorine sono tutte straniere e alquanto giovani…tutti talenti in erba?

Poi c’è la signora Beatrice, sì sì proprio signora …meglio se mi sto zitto va

Oh, guarda chi si vede, ecco il solito marpioncello che ci prova con Francesca; questa volta lo faccio cadere …eccolo…un altro po’…ora ti sistemo io….ehhhh

Caduto, Rommel mi chiamavano…

A proposito di Rommel, chissà che fine ha fatto quel mio cugino mezzo arabo mezzo egiziano…come si chiamava? ah sì, Abdul Menhir…che fusto che era, alto, abbronzato: che famiglia la mia.

Insomma sono importante, sono il più vecchio del quartiere e con la posizione che occupo controllo un po’ tutto e tutti, con un punto di vista…interessante. Ah ah, a propositi di interessante ecco che arriva Elisa. Azz è con la gonna, e anche larga, oggi sì che è interessante la cosa: speriamo passi di qui. Sì, sì, eccola… su, su, …wow: Dio, Dio ora so che esisti, che spettacolo quella donna!

No cazzpita, la contessa e quel dannato cane…no, ti prego, questa volta no, qui no!

Ahhh preso in pieno…e mai una volta che porti la paletta e mi tolga la cacca dalla testa!

July 03

Cieli azzurri e cavalli bianchi

Cieli azzurri e cavalli bianchi

 

“C’era una volta…”

“no no, non ci siamo, cosa e chi c’era una volta?.

Non vorrete mica parlarmi della solita principessa o del solito principe azzurro?

Se proprio vi interessano loro leggete una storia e ne trovate di fantastici.

Però se proprio dobbiamo dirla tutta, e spero converrete con me, se davvero fossero stati così speciali come si dice, allora la storia non avrebbe senso; in fondo avrebbero da tempo trovato un “buon partito”, senza bisogno di chissà quale impresa o arcano, quale storia, strega, mela e bacio impacciato.

 No no, non mi interessa e, se proprio volete saperlo, a me i principi azzurri stanno sulle scatole. Tutti precisini e belli, con gli occhi chiari ed i capelli sempre pettinati…che piova o tempesti, che tiri vento o colpoferisca  un sol leone, che stiano alla finestra o a cavalcare a scavezzacollo in un prato…loro sempre precisini.

E quelle odiose calzamaglie; che odio, non le sopporto, attillate, strette, che sembra tirino su pure i pensieri

Per non parlare dei cavalli…io manco quelli dei pantaloni sopporto, mi cadono sempre giù e non c’è verso di richiamarli all’ordine.

Figuratevi un cavallo vero, che magari si innervosisce se solo vede un topolino di campagna; figuratevi a portarsi a zonzo una… principessa di almeno quarantacinque chili: certo che c’è da innervosirsi!

E poi le principesse.

Dio ce ne liberi.

O sono impacciate e si pungono con i fusi, o mangiano mele offerte da sconosciuti (ma la mamma ha loro insegnato niente? ) o sono “messe a giro” da sorelle che, da quel po’ che so, non mi sembrano grandi cime.

Insomma mi sembra che manco loro siano poi un gran che…forse sono belle, ma, con i tempi che corrono, un buon bisturi si trova in ogni reame che si rispetti.

Insomma a me ‘ste principesse mica convincono.

No no, non ci siamo proprio, non voglio mica fare questa fine.

Principe azzurro?

Principesse?

Cavalli?

Ma siete matti?

Di azzurro mi basta il cielo; di certo non voglio  un vestito o un titolo di quel colore e poi, detto tra noi, credo che l’azzurro mi stia male.

Preferisco un bel vestito scuro, di quelli della festa, elegante e un po’ comune.

 Bah!,  per vezzo mi concedo uno stile un po’ retrò…camicia con collettone e pantaloni a zampa.

Ok, lo  ammetto, mi piacciono le cose normali, cosa c’è di strano?

Sono poi così balordo?

Meglio un vero strano che un falso normale;

meglio un vero lupo cattivo piuttosto che un falso principe azzurro.

In fondo, poi, da quando il mondo è mondo è sempre stato così: da un lato principi azzurri e dall’altro belle addormentate. Peccato che poi non ci dicano cosa succede dopo un anno da quel “vissero per sempre ecc. ecc.”(mi fa impressione anche a dirlo)

Che poi questo “vissero per sempre” ne crea di disastri nelle persone: uno cresce con questa idea del “per sempre” e poi una sera torna a casa e, attaccato al ponte levatoio del castello, trova un biglietto della sua principessa che dice “mi spiace ma ho bisogno di ritrovare i miei spazi”

Bella fregatura.

Forse sarebbe il caso di dire ai signori delle fiabe di cambiare questo “per sempre” in “per tanto tempo” e sai quanti esaurimenti in meno e risparmio su psicofarmaci et similia

Va beh  ora meglio non perdere il filo, questa è un’altra storia….dicevamo

Ah sì, ecco, vorrei sapere anche dopo un anno o dopo dieci anni cosa cosa succede alla bella addormentata e al suo principe.

Magari lei si sarà punta altre cento volte col fuso, e lui si sarà ripetuto più volte come mai ancora non l’ha  imparato ad usare quel diavolo di telaio e, soprattutto, cosa diavolo tesse se sono dieci anni che deve arrangiarsi con la stessa calzamaglia.

Vorrei proprio sapere cosa hanno detto l’uno dell’altra nel vedersi al mattino appena svegli.

Magari avranno pensato che, tutto sommato, quel naso sembrava più piccolo e quel vestito tanto largo non lo era per fattura ma per contenuto, o magari che la calzamaglia modella…pure troppo!

No no

non ci tengo punto a fare questa fine, e voi, se proprio volete un principe azzurro, una principessa bell’addormentata, mele biologiche e cavalli lindi e tinti, leggetevi una bella storia; lì ne troverete da manuale.

Io preferisco fare la strega cattiva, ho anche il naso grosso e storto e risparmierei sul trucco,

quindi niente!

Niente “ c’era una volta” e “ e vissero per sempre”

Tenetevi la vostra storia e lasciatemi la mia vita… senza principi  e senza cavalli.

In fondo di azzurro mi basta il cielo.

May 02

Conati di vita

Conati di vita

 

Ancora c’è chi è convinto che armi ed eroi siano mondi lontani chilometri

È una tristezza immane dover seguire i  labirinti ciechi  di alcune persone dove le strade sono segnate da etichette

poste ad indicare percorsi.

È una tristezza se si pensa che  basterebbe alzare lo sguardo e vedere il sole per sapere dov’è l’est

o la stella polare per sapere dove è il nord.

Non lo so quando la gente capirà che la vita è un tutto tondo;

è qualcosa che parte da quando l’uomo ha cominciato a lasciare impronte sulle pareti delle grotte

e continua mentre l’ultimo dei graffitari lascia una scritta su un muro... passando per la Cappella Sistina.

La vita è questa;

 l’arte è questa;

 il mondo è questo: è un continuo corto circuito che trasforma un qualsiasi  interrogativo che l’uomo si pone

  in qualcosa di diverso, in un segno  lasciato nel tempo sperando che sia per sempre, che resti immortale.

E non conta se questo interrogativo riguardi l’esistenza dell’anima, la dicotomia tra ciò che voglio e ciò che devo, 

quale colore usare per tracciare una linea o  quanti dribbling fare per tirare la palla in rete.

Non c’è differenza  tra tutte queste azioni.

Quel che conta è la domanda  in sé; è la tensione; è la voglia di comunicare, di dire come si vede il mondo...

 come si vorrebbe fosse.

Quando la smetterete di pensare che ogni cosa sia chiusa in un compartimento, in un secolo, in un movimento artistico

provateci almeno a pensare  tutto sia in perenne contatto con la vostra vita che scorre?

Ma vi rendere conto che se non ci provate almeno  resterete  morti  con  gli occhi fissi nel vuoto?

Allen Ginsberg, mi pare fosse lui,  diceva “togliete le serrature dalle porte e le porte dai cardini”

E allora perché non lo fate, perché non cominciate a pensare che forse tra voi e chi vi sta seduto vicino,

 chi c’era seduto ieri o un secolo fa, non passa poi tanto?

che forse avete visto lo stesso sole e avete tremato per la stessa paura o felicità?

Perché non pensate che  forse  questo vostro vicino ha provato a comunicare a qualcuno quello che sentiva, vedeva e avrebbe voluto;

e che se ha usato parole diverse che non capite o colori diversi che i vostri occhi non apprezzan, non era perché il concetto fosse diverso

ma perché lo erano gli strumenti a disposizione.

Cosa cambia se questo vostro vicino si chiama Dante, Ariosto, Battisti, Michelangelo, Montale, Guccini;

se sia del gruppo ’63 o del gruppo dei Pink Floyd?

mi spiegate cosa cambia?

Perché vi ostinate a dire che sono cose diverse, che non possono o si devono accostare?

Di cosa avete paure?

Forse di scoprire che chi vi ha fatto credere che un voto su un pezzo di carta valesse la sofferenza di chiudere fuori dalla porta

 della vostra stanza la vostra vita vi ha mentito?

Forse avete paura di scoprire che bastava molto meno sforzo per capire la Pentecoste di Manzoni

o che forse il peggiore  della vostra classe, quando faceva scena muta su Dante, era perché in quel preciso momento

 Dante gli stava parlando?

O forse avete paura di scoprire che tutto sommato somigliate più a Leopardi che al tronista di turno?

Perché non volete neanche provare a pensare che arte e letteratura parlino di voi, della vostra vita?

Perché dovete rovinare tutto sbraitando che  la vostra vita non c’entrano niente, e che quelle parole, quei colori

quei suoni  sono solo involucri vuoti di cose vecchie e senza senso?

Non vi rendete conto di essere voi senza senso, di essere voi senza vita

Di essere voi vecchi nel momento in cui, non dico non diate una spiegazione,

ma neanche vi ponete un problema, neanche riuscite a trovare delle domande…

Lo capite o no che a rispondere sono bravi tutti ma è a fare domande che è complicato?

Perché non vi sembra interessante chiedervi  perché, per qualcuno, sia tanto importante lasciare la firma su un banco o un muro?

Forse perché questo qualcuno non lo trovate in un libro, perché non ve lo hanno presentato come un “grande”

Perché?

Forse perché questo qualcuno ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e voi siete spocchiosi e non lo fareste mai?

A no, forse ho capito, voi siete tra quelli che l’unica domanda che sanno porsi è

 “ ma chi glielo ha fatto fare ad Ettore di andare a combattere contro Achille…non se ne poteva star chiuso nel palazzo?”

Beh allora ora ho capito tutto!

E forse già vi sopravvaluto perché suppongo voi conosciate Achille ed Ettore.

Ok ok non fa nulla allora…piccoli esseri umani

voi che non vi emozionate di fronte al conato di passione di un altro essere umano…mi fate pena…solo tanta pena.

March 20

le mie parole

Le mie parole

 

A volte vorrei che le parole

le mie parole o quelle per te

 riuscissero a riempire quei  vuoti che il tempo e la dimenticanza generano.

vorrei che avessero il potere di illuminare le menti e le persone,

di descrivere volti e creare passione.

vorrei che le mie parole arrivassero proprio dove l'intenzione le ha mandate

non un centimetro prima

ma non un attimo dopo.

E vorrei che queste parole, ad un certo punto, si guardassero dietro 

e salutassero dicendoci "ci rivedremo"

e vorrei che le tue parole fossero aria ed acqua,

formule magiche per una alchimia tra i nostri mondi

vorrei che fossero un flebile filo d'erba teso contro il tempo e l'intemperie

e vorrei essere, lì, sul quell'erba, a raccoglierle,

quasi fossero  sassolini lì lasciati  ad indicare chissà quale strada per il ritorno.

March 16

sì, sto bene, tranquilla

(E quindi dovrei dire che va tutto bene?)

Sì sì, va tutto bene!

(ora ti senti meglio, stai più tranquilla, Riesci a vivere meglio la tua vita sapendo che la mia va alla malora 

ma senza sporcarti troppo?)

(Cos’è, ti ha insegnato anche l’ipocrisia oltre  che il cinismo quel pezzo di merda che mi dava del fallito

solo perché guadano quanto lui in tre giorni.)

E come sta…com’è che si chiama…?

Ma cazzo perché capisci sempre male, non lo tratto con sufficienza, ma permetti che non ricordi il suo nome?

Ok, va benissimo, sto zitto, sì va bene, non ho capito che non c’entra niente lui… come vuoi;

(se, non c’entra niente…ma intanto il numero di cell. di quei messaggi era il suo)

Sì, tranquilla,  va tutto bene, sto benissimo, pensa ho anche ripreso la corsa e la sera esco!

(Ti senti meglio vero? Sei più tranquilla vero? Cos’è ti puzza la coscienza.

Mi fa piacere! almeno senti pure tu la puzza che hai fatto sentire a me!)

Ma certo, non ti preoccupare, mi faccio sentire, mica scompaio, ovviamente al più presto prenderemo quel famoso caffè.

(Tranquilla quella merda di pillole che mi fanno dormire, svegliare, mangiare e cagare le prenderò prima di incontrarci:

non ti darò questo fastidio…)

sì, certo, ti telefono qualche giorno prima

Tanto non faccio un cazzo di niente, sto a fissare le tue cose nell’armadio e passo le giornate davanti la tv…)

Si non c’è problema…ma certo che sto bene

(starei meglio se non ti avessi incontrato o se riuscissi a buttarti fuori dalla mia vita,

tu e tutte le tue cazzo di parole che mi hai inchiodato in testa)

 Ma no che non penso a male, non ti preoccupare, è che devo cercarmi un lavoro più redditizio

( già ti vedo con quella faccia newage di chi non annovera i soldi nel suo nuovo karma)

Allora ti chiamo…va bene, come vuoi, almeno una settimana prima…sì sì tranquilla riesco a liberarmi

(Cazzo vuoi che faccia, mi hanno anche licenziato e nel frigo c’è puzzo di roba andata a male come le tue belle parole.)

Va bene, allora ti chiamo

(ma vaffanculo)

March 12

...

il mio mondo trema al semplice suono di qualche parola
March 09

ultimo

 
penso e faccio ancora un altro tiro
ed i pensieri vanno via con il fumo che respiro
January 20

Uno strano angolo di cielo

Uno strano angolo di cielo

 

Ritagliato da un giornale e incollato sulla parete della stanza, da poterci mettere intorno ciò che mi sembrava più giusto.

Volevo scriverci qualche nome e qualche data, anche qualche bella frase, e così l’ho scelto della grandezza giusta per la mia vita

Forse è vero, è un po’ piccolo, ma non ho velleità da prima donna né tanto meno ho la falsa opinione  dell’ amico di tutti

Tutto sommato poche e forse poco invidiabili situazioni…ma chissenefrega!

Magari a qualcuno non basterebbe l’intera parete o tutto il cielo, e magari avrebbe anche bisogno di cercarsi altri pianeti e relativi cieli per le cose da appuntarci.

A me no, basta poco spazio, anzi, se proprio devo dirvelo, posso anche tenerli appuntati a mente.

Dico di essere distratto ma non è vero, e ho anche buona memoria… e poi,  le cose che  importano si ricordano:  la memoria è labile solo  quando non  si ha interesse, le altre volte…

Poco spazio va bene, uno spazio raccolto; un piccolo angolo di cielo azzurro appiccicato sulla parete bianca.

Un piccolo spazio che serva  non tanto a ricordare (ho già detto perché) ma a dare corpo e colore all’idea, ad avercela in caratteri&stile, ad avercela in concreto, da qualche parte, insomma a darle una forma, una dimensione, una vita percettibile a tutti e da mettere su quel cielo proprio come se fosse una nuvola o una stella, un sole…insomma fate voi.

A dirla così, in fondo, non è uno spazio piccolo, poi, se dite che lo sia, va bene.

Anche se poi mi verrebbe da chiedervi, piccolo in rapporto a cosa?

A quello vero? A quello di qualcun altro? Piccolo in relazione a tutti i nomi che voi ci scrivereste?

Forse una cosa è piccola se uno ha tanto, allora sì che è piccola.

Ma su quel piccolo spazio ci devono andare le cose giuste…e in una vita di cose giuste ce ne sono fin troppo poche. E credo anche che se lo spazio a disposizione sia poco, allora si impara  a darlo a chi veramente lo merita, a chi si impegna per meritarlo e a chi è degno di meritarselo…ed è un po’ come per le cose giuste…sono pochi!

Poi se qualcuno ci vuol mettere di tutto allora va bene lo stesso, però non lo chiami angolo di cielo ma ripostiglio, e francamente non ho mai pensato ad un ripostiglio come ad un posto d’onore.

Insomma ho ritagliato questo strano angolo di cielo e ci ho messo un po’ di nomi, un po’ di date, un po’ di frasi un po’ di sentimenti e posso dire che  fa concorrenza al cielo tutto

Quando mi ci fermo e lo guardo è sempre un brivido, è sempre una sensazione diversa.

È sempre trovarci la persona giusta e la frase giusta.

È sempre una scoperta ed è sempre un ripetermi che sono stato fortunato.

Insomma devo ringraziare tutto quello che ci ho appuntato e anche quello che ne è rimasto fuori

Quello che sparirà, cancellato dal sole che ci batte su,  e che non avrò interesse a ricopiare, e quello che non c’è mai stato scritto e scivolerà via come il vapore sui vetri.

Uno strano angolo di cielo che non è possibile che sia per solitudine.

Uno strano angolo di cielo che non teme brutto tempo o brutti umori

 

 

 

January 17

dolore

Credo che il dolore sia sempre lo stesso, quasi fosse una persona precisa con un nome e cognome;

una entità che gira tra  le nostre vita sfiorandole quotidianamente.

A volte si lascia intravedere, magari colpendo chi ci è immediatamente vicino, altre si tiene alla larga,

un po’ più lontano, e ci sorride cinico dopo un pericolo scampato…

altre è veloce e  prende, quasi ci rapisce,  e la velocità con la quale arriva

e la non casualità con la quale sferra il colpo, mi fa pensare che sia sempre lui,

sempre lo stesso, sempre quel dolore che ha imparato a conoscere perfettamente i nostri umori.  

Questo perché  tutte quelle volte che ci ha visti e le altre in cui si è fatto usare, ci ha studiato,

ha imparato a comprenderci, a prevedere le mosse.

Il dolore ha imparato perfettamente come e quando poterci far male.

(tratto da "Nodi di evasione" )

January 15

...

Penso sempre, e forse troppo e troppo spesso a lei, e mi fa male ancora oggi,

come tanti anni fa, il modo con il quale ho sfilacciato la nostra storia.

Forse è un rimorso o forse è la consapevolezza che alcune persone

ti lasciano la loro sagoma impressa nell’anima quasi fosse un’orma sulla sabbia e,

benché il tempo ricopra tutto, sotto, resta quel calco a ricordarci che lì,

 qualcosa, qualcuno,  manca.

(tratto da "nodi di evasione")

January 09

2008

ho un anno di più
e qualcosa in meno tu
January 06

musica

 

...e senti che va giù per lo stomaco

e fa un rumore sordo

di quelli che si sentono quando tutto intorno è vuoto

e qualcosa, anche se piccolo, precipita.

December 02

Un viaggio

Un viaggio

 

Un viaggio è semplicemente esserci.

Sapere di andare e di dover compiere l'impresa

Non si tratta di posti o proponimenti,

di idee o spazi da conquistare

Un viaggio è tensione,

è essere fieri  in fieri

È essere  altrove senza muoversi.

Un viaggio è la vita che diventa altro,

è la vita che scorre

è una idea che cambia ad inseguire la vita che cambia

un viaggio siamo noi che immutabili mutiamo

October 24

Cantore

Cantore

 

Giuro, ci ho provato a starmene sospeso tra promesse e timore

E confesso di aver anche saggiato l’ipocrisia e la finzione 

 ma il dolore, quello giuro, non mi ha mai trovato  vittima di condanna o croce

ma, umanamente uomo, consapevole senza rassegnazione

e la  fede; ad avercele incrollabili, da andare dritti impettiti incontro al mondo

Sì, ad avercela la serenità del teologo e la verità del fisico

E ad avercela  la fiducia incondizionata che ti fa sentire creatura di Dio

Giuro ci ho provato

E ho sperato di essere erba al vento che del vento ne assapora  l’odore

E giuro, ho provato ad ignorare il  mattino ed ogni sua occupazione

e del vasto mare tutto sono stato ospite e signore

ansioso delle sirene il canto delle correnti  il vigore

mentre il tempo, ah il tempo, sentivo impassibile  piegarmi le gambe   

E del sale, quello sì, ne assaporavo il bruciore

ma intriso di sudore continuavo a sfidare  alto il sole

e delle persone, ci ho provato, a capirne l’indole e il dolore

e mai, e giuro mai, ho chiesto tregue o sconti

e sempre quell agire  ho cantato con mente e voce,  con cuore e riflessione

cercando il coraggio di non chiederne il senso alla ragione

E quel tempo ho inseguito con disdegnosa  aspirazione, posata  agitazione

con istinto, smania, rabbia e appassionata dedizione    

mentre del mio tempo sono stato artefice ma non per questo padrone

E a questo tempo sono ritornato rasserenato sì,  ma non certo domo

cantando te:

io Orfeo  tu, Giovinezza, Euridice.

 

 

September 11

1998

1998

 

Ricordo i miei 20 anni  quando  sono a casa con la compagnia della musica o quando mi metto a cercare qualcosa nella libreria

Spazi di immagini, odori e suoni

Quei 20 anni velocissimi, condensati e pieni di amici,  di persone, di case e di studenti

Pieni di parole e di sensazioni, pieni di vento e di pioggia

Di corse per prendere un autobus  o per seguire una lezione all’università

Ricordo le feste e i concerti, le serate a casa di qualcuno,  la musica, la sala prove e il rock

Ricordo di quando avevo 20 anni e ricordo la voglia di scoperta. Mi viene il sapore di quelle sensazioni  che mi accarezzavano.

Già, la scoperta,  tutto lì il bello, la sensazione di scoprire qualcosa di nuovo e  l’inconsapevolezza tutta postuma di quello che si sta vivendo.

E la musica che costantemente accompagnava le persone che circondavano…Ok computer, Teresa e quel pomeriggio a casa sua;

 gli skunk anansie e penso a  Porsia che arrivava con gli occhiali scuri esordendo con una frase lapidaria;

 e poi quel favoloso Dark side of the moon ascoltato  con Emmanuel e Pasquale  andando all’università… e poi  Cure, led zeppelin e la mia sala prove con Enzo Luca e Valentino

i pomeriggi con Chiara a commentare i pezzi di Battisti  o una serata strana: tre in un letto per due, e l’ansia per cercare il modo di pensare ad altro  e non a chi mi stava al fianco.

E ci metterei anche dei gran bei libri in quei 20 anni…come non pensare a Novecento o a Cent’anni di solitudine o alla casa degli spiriti, al Giovane Holden, Cime Tempestose e tanti tanti altri.

E come non sorridere nel pensare cosa mi spinse a leggere.

Vorrei rileggerli quei libri,  con quella stessa sensazione di scoperta, di meraviglia, con quella stessa ansia e passione di trovarci dentro chissà quale rivelazione…e soprattutto rileggerli  con quei 20 anni. Belli, forse perché ora sono di 10 anni più vecchio, forse perché quando mi penso so di essere cambiato, di avere un po’ il fiato più corto e che molte cose non ci sono più o sono cambiate…e i tempi andati sono sempre i migliori.

Insomma di roba ce ne sta tanta  tra fogli e pentagramma.

E poi  in questi  anni non c’è stata molta musica e molta lettura, poche notevoli esperienze.

Magari poi è solo questione di prospettiva e  tra altri 10 anni ripenserò ai miei 30 anni e  sorriderò pensando ad una casa piena di bambole o magari ad un concerto di Guccini o una casa di studenti vista ferrovia, chissà.

Fatto sta che ogni tanto quel sound torna e i ricordi mi canticchiano qualcosa. 

September 05

una sensazione uggiosa

L’aria aveva quel sapore di autunno, quello che senti sui vestiti al primo cadere di pioggia

Era una cosa piacevole  se non fosse stata per le sensazioni uggiose proprio come il tempo.

Strano come le impressioni siano sempre questione di attimi, di momenti o situazioni; di tempismo che va e che viene come le onde sulla battigia.

Quella stessa aria che l’anno prima aveva rappresentato ebbrezza oggi era statica

Eppure quel sapore era lo stesso, lo ricordava bene, era proprio quello ma non soddisfava  la mente, anzi la innervosiva

E  lui sentiva quel nervosismo, lo sentiva  e lo vedeva manifesto nel mordersi le dita, mangiarsi le unghie…sorrise

Sorrise di sè e della situazione perché….era strana anche quella reazione.  Come se chi gli avesse messo dentro gli atteggiamenti e  le emozioni  -forse  il creatore, Dio o chi per lui-   avesse voluto un po’ giocare, divertirsi con i colmi o le situazione bizzarre.

Il nervoso fa mangiare le dita e le dita le mangia chi a avrebbe voluto e non ha fatto

Lui era entrambe le cose e allora quell’aria che altre volte era stata piacevole oggi gli era odiosa…odiosa come quel mordicchiarsi le dita,  odiosa come quelle sensazioni, odiosa come quel creatore che aveva messo dentro la testa un modo di fare tale che, quello che faceva,  diventava sempre  difficile da sopportare.

Insomma era fastidioso quel nervoso, quell’aria e quel ricordo piacevole dell’autunno precedente.

Tornò a casa e provò a telefonare ma tutto taceva, l’inverno davvero stava arrivando e tutto taceva.

Anche il silenzio risultò odioso, il silenzio che  aveva sempre cercato era ora odioso.

E poi  niente era capace di infrangerlo, né le canzoni, né la musica…niente di niente.

Tutto sembrava invalidato da qualche forza strana, qualcosa che da dentro gli impediva di razionalizzare.

Avrebbe solo voluto fare a pezzi tutto, rompere tutto per poi poter dire di esserne stato capace.

Intanto l’inverno era arrivato, altre sensazioni e altri odori

Altri silenzi

Altre persone 

February 04

Ricordi ergonomici

Ricordi ergonomici      

 

Meglio selezionarli per bene i pensieri, fosse solo per questione di spazio, sinapsi o neuroni. 

Insomma conservarne solo pochi, magari i più belli  o, meglio ancora, quelli  comodi, proprio come un paio di jeans.

Ricordi di quelli che stanno bene un po’ in ogni dove, per più volti e persone.

 Insomma dei ricordi un po’ neutri, grigi come gli chassis dei televisori così da non stonare con l’arredo

Non troppo particolari per forma o sensazioni… perché poi è dura trovarci un posto e, se non lo trovi…quel posto…te li ritrovi sempre tra i piedi, tra te e la vita o, peggio ancora, tra te e la vita di qualcun altro.

Allora meglio ricordi un po’ grigi…squadrati, precisi, che possano entrare  anche in spazi angusti e già semipopolati.

Magari spazi di risulta, quegli spazi posti a mo’ di pausa riflessiva tra situazioni chiuse.

Quegli spazi fisiologici che  servono a separare trascorsi disparati

Lì non ci puoi mettere un colore troppo preciso, un nome “troppo di qualcuno”,

 rischia ti colpirti allo stomaco come  potrebbe un distributore automatico nella Cappella Sistina

E poi a conservarli questi pensieri troppo accesi  costa tempo e fatica

Così come costa tempo e fatica provare  a   muoversi lì in mezzo.

Si rischia di tagliarsi con qualche spigolo troppo aguzzo o di battere la testa  da qualche parte.

Finisce che viene voglia di rimanere fermi  per evitare il dolore, e la cosa  intasa la mente al punto di intrappolarne la vita…senza più nulla  “in fieri” ma solo troppi “ei fu”

Allora meglio inventare dei ricordi ergonomici, di occasione, di circostanza, tipo pass par tout;

 un paio da usarli per qualche natale un po’ bigio o qualche estate un po’ troppo noiosa.

Un paio sempre pronti, di un bel grigio neutro che  di certo si abbina a quel po’ di roba che abbiamo dentro

A pensarci bene anche un paio di nomi così non farebbero male.

Ergonomici pure loro, tanto per non farli scazzottare con i nomi del nostro passato.

Nomi per ruoli e per situazioni., di quelli che puoi liberamente spostare avanti e dietro nelle storie.

Nomi che una volta inventati o semplicemente scelti,  restino sempre lì…almeno loro.

Leggeri, non come un nome proprio o come un ricordo troppo specifico che ti bruciano un intero ventaglio di situazioni, ma un non-so-che  che stia bene su tutto.

 Qualcosa pronto ad appiccicarsi dove abbisogna e a  spicciarci dal peso di imparare, ogni volta, altre nozioni.

Una carta da giocare e  da riciclare con facile disinvoltura.

Un nome ergonomico appunto che, passi l’estate, l’inverno, l’amicizia, la passione, la fede politica,

passi San Remo, il campionato, la letterina, la velina, il corteggiatore/corteggiato, l’amore,  l’odio,

la canzone, la notte, l’abbaglio,  l’ansia, la voglia, il rimorso, la nuova ricerca,  resti lì, fermo,  tipo etichetta su di uno scatolino.

E lì, in quello  scatolino, a metterci di tutto…tanto non si vede.

Qualcosa  che, caschi il mondo, una volta scelto, non debba essere cambiato, non debba farci sentire a disagio se pronunciato anche per caso.

Forse è giocare sporco, ma chissenefrega.

Il gioco è sporco solo se se ne accorgono, negli altri casi è gioco e basta.

 L’importante non è nè vincere né partecipare…ma non farsi male e tornare a casa con le proprie gambe…tutto qui.

January 23

Niente male per due che quel giorno neanche si parlarono

Niente male per quei due che quel giorno neanche si parlarono

 

Eh sì, devo dire proprio niente male!

 Due che quel giorno si guardarono per un attimo e poi rimisero la testa sui loro fogli.

 Niente male davvero!

Vi chiederete cosa? Beh ve lo dico subito.

A volte il caso può davvero molto, riesce a rispondere a quelle domande che ci si pone nel silenzio della propria stanza.

“È sempre e solo questione di tempo ma poi succede

 Sì, è proprio cosi, sempre e solo questione di tempo e quella risposta arriva.

Si materializza in uno sguardo o in una espressione, in un modo di camminare, di sorridere…di esistere.

 Perché è così, si sa, le cose fatte per caso non valgono, e il caso, che per caso capita, non esiste…insomma:

 niente male per due che quel giorno neanche si parlarono!

 Ed è vero, noi non ci si parlava, non ci conoscevamo neanche, ma vi dico la verità io la notai;

sì, vidi quella persona che entrava nell’aula, non era come le altre,

era vicina al mio modo di stare al mondo più di quanto le ho mai detto.

Queste cose le senti, non le sai nomare e se lo fai le hai già sminuite, ma capisci che ti serve sapere dove è stata, 

dove era mentre tu sopravvivevi nell’attesa , e così, quando arriva, sai solo  che la stavi aspettando.

 proprio come ad un appuntamento, quando vedi arrivare la persona tanto attesa, le sorridi e le parli di tutto, naturale come se respirassi o ti sdraiassi al sole.

È così: da qualche parte esiste qualcuno che è l’altra parte di te, di quello che non sei mai stato capace di essere, ma che in realtà avresti sempre voluto.

Sì è così, e a un certo punto capisci che quel qualcuno e arrivato e non puoi fare a meno di chiedere cosa prova, cosa sente;

non puoi fare a meno di stringerla e baciarla, di ballare un lento mentre le chiedi di raccontarti dei suoi viaggi, delle sue emozioni,

di cosa ha provato su quella spiaggia assolata o per le strade affollate di città colorate…

e resti lì fermo sornione a pensare che anche tu c’eri:

eri lì con la tua testa ma con la sua vita.

Con i suoi pensieri ma con le tue parole

Con i suoi occhi ma con le tue emozioni

Con i tuoi silenzi ma con  il suo calore

E sì, niente male per due che quel giorno neanche si parlavano.

Alla fine ti viene solo voglia che non vada via.

Vuoi e hai bisogno che non porti via con sé la sua vita che senti già un po’ tua.

Vuoi che resti per tutto il tempo che ci vuole a perdersi e poi ritrovarsi.

 Sì alcune persone sono questo, sono la risposta ad ogni domanda che hai anche vergogna a chiedere…

loro ti sorridono e pur non rispondendo ti parlano… e tu capisci.

Capisci e realizzi  che da qualche parte esisterà per sempre ( che poi vuol dire per tanto tempo) qualcuno che ti porterà in giro a vedere un mondo diverso da quello che conoscevi…

Qualcuno che sarà una leggera sensazione

La leggera presenza di qualcosa che ti manca

E sì, è così…niente male per due che quel giorno neanche si parlarono.

 

 

January 17

Il bene da solo non basta

Il bene da solo non basta

 



Mi addormentavo con il sorriso. Mi lasciavo andare  al sonno e chiudevo gli occhi solo dopo averle dato la buona notte,

averle scritto o letto l’ultimo sms. Il bene, allora, sembrava bastasse, sembrava che bastasse proprio come quelle parole,

quei silenzi, quel ciao detto di corsa tra una faccenda ed un’altra.

Sì, il bene da solo bastava.

È strano come le cose cambino al cambiare di una virgola.

Le persone restano sempre le stesse, così come lo restano  i gesti, eppure tutto ha un sapore diverso, tutto risulta cambiato.

Ho sempre detto che le cornici non importano, importano le persone, ed è vero;

 ma avete mai avuto la sensazione di svegliarvi di soprassalto e non riconoscere la vostra stanza?

Ecco, è così, a un certo punto ci si sente proprio così.

 Per quanto non possa  contare la cornice, si ha una strana  sensazione di confusione e disorientamento. 

Cosa si fa in questi casi?

Ci si convince che è la persona ad essere importante o si realizza che è tutto il resto,

quello che è cambiato, che valeva la pena di essere vissuto?

Non lo so davvero, so solo che ad un certo punto il bene da solo non basta, non riesce a tenere insieme le persone e le loro vite.

È  che quando non ti interessa che una  persona…”la persona”… entri nella tua testa e ci resti, allora il  bene non conta,

non lo dici, non ci fai caso.

Senti solo che è lì come lo può essere un ricordo.

Poi però succede qualcosa e tutto diventa dolore;

 quella confidenza, quel piacevole silenzio, quei pensieri messi in comune… tutto dolore.

È a quel punto  che il bene esce fuori, si realizza, si concretizza come qualcosa che non hai più.

Il bene è lì a dirti di stare attento,  a ricordarti che non hai diritto di voler dare,

 che non hai diritto di dire quello che senti,

 non hai diritto di pretendere confidenza.

La naturalezza va via e subentra la paura.

Sì, la paura sorda che si può provare quando pensi a qualcuno che sta a frugare tra le tue cose;

 il panico che suscita l’idea che quell’estraneo ti abbia visto mentre dormivi e  magari ha anche riso per come ti tenevi la testa tra braccio e cuscino.

Paura… paura… paura.

Succede questo quando realizzi che il bene da solo non basta più.

Persa la naturalezza  ti riempi di remore, ti senti patetico e invadente,

fuori luogo sempre&comunque… troppe domande e troppi se.

La naturalezza, quel qualcosa  che rende due persone davvero vicine va via…

e allora meglio correre via, scappare, prima che la non-naturalezza invada anche i ricordi,

 le sensazioni che continuano a vivere da qualche parte. 

Meglio capire che le persone restano sempre&comunque delle parentesi che vanno chiuse…prima o poi.

Meglio scappare prima che anche la persona che anima i ricordi si trasformi in quell’estraneo

che ride di te per come  stringi la testa tra braccio e cuscino quando dormi.

January 01

Musica, arte...passione...non traduzione

Musica, arte… passione…non traduzione.

 

Cosa sia la musica, l’arte, cosa sia quello stato di  benessere che si prova nel  tirare su una nota o quando un basso

o una grancassa ti rimbombano nello stomaco. Cosa succede quando dei colori ti saltano alla mente e “ti sovvien l’eterno” …non lo so

Non è matematica, quello di sicuro no, non lo scegli a priori e non lo riusciresti neanche a codificare

L’arte, la musica, la passione stanno un gradino più giù, o forse più su, si beffano della fisica e dei numeri,

dei calcolatori e dei tecnicismi. Sono a metà tra un divertimento di bambini e un calcolo infinitesimale.

Inafferrabili e un po’ imprecisi….non matematica appunto.

L’arte, la musica, le emozioni sono a limite tra il mondo che ci hanno insegnato a vivere e quello verso cui tendiamo.

Sono fantasmi  che le parole e i numeri…concetti mediati, paradossi posti a regolarizzare l’incongruenza tra

significante e significato, non riusciranno mai a raccontare e a trasmettere. Saranno come quelle beghe  sul calcolo

dell’area della sfera: sì ci si avvicina, magari la si sfiora, ma non sarà mai come averla scritta in testa e nello stomaco

quella nota, quel colore, quella frase, quella parola, quel gesto, quel colore, quel momento, quel respiro, quella sensazione,

quello spaesamento, quella noia…quell’attesa.

Non esiste mente che regga, mente capace di dirmi perché io oggi scrivo e tra mille anni qualcuno sorriderà.

No, l’arte e gli strumenti dell’arte non seguono le leggi della chimica nè quelle della fisica, sono meccanismi senza regole 

 che si beffano delle leggi e delle equazioni e che, per questo motivo, spaventano chi su quelle leggi e su quelle equazioni regola

la propria esistenza.  Sono arcani violentati  da ogni sorta di calcolo, dai cinici tentativo di analisi che ne snaturano il senso

 rendendo un tempo un po’ acciaccato un quattro quarti perfetto...sarà pentagramma, matematica…ma non emozione.

Sarà una riproduzione, un surrogato, il tentativo condotto con presunzione di riuscita da parte di spiriti un po’ spaventati.

Un tentativo di catalogare le reazioni chimiche degli odori…interessante sì, ma raccontatelo ad un pescatore che quel profumo

che sente è solo chimica. Vi guarderà con quell’odore stampato in faccia e sulle mani, rispondendovi con i racconti

ascoltati da una vita.

E raccontatelo a me che nello scrivere sto ascoltando The great gig in the sky che quella voce  sono solo onde che,

 evidentemente, viaggiano al sincrono con quelle della mio cervello.

E raccontatelo ad Odisseo, che i suoi mostri erano solo correnti e scogli o che la sua Penelope piangeva solo per la sua dote.

 Non ci siamo…non è così, i numeri vanno bene ma solo per capire quante piastrelle ci vogliono per rifare un pavimento…

ma anche lì…andateglielo a dire ad un piastrellista, vi dirà  di sì, ma solo per educazione.

Sarà una trave stabile e ben costruita ma non sarà lo sguardo strabiliato di chi guarda.

Benissimo tentare catalogare le cose, trascriverle, trasformarle in altro…ma sappiate che state violando qualcosa,

 state traducendo con tutti i rischi che ogni traduzione comporta.

So anche che pochi capiranno il concetto di traduzione ed io, con quei pochi, sorriderò dispiacendomi per tutti gli altri….pazienza.

 Mi basta dire che,  avere la necessita di tradurre vuol dire avere paura e  non certo avere voglia di  comprendere.

È la paura ciò che ci spinge a dover catalogare e codificare…e la paura non fa vivere ma, anzi,  può condurre ad uccidere, 

ad eliminare a snaturare quel qualcosa di diverso che non si è capaci di comprendere.

 È la paura che esige regole, non la voglia di vivere.

Quindi mi spiace per chi ha necessario bisogno di queste regole,

per chi  non avrà mai la possibilità, il coraggio o la fortuna di andare  su quell’ermo colle,

per chi  non saluterà mai la mezzanotte dicendole buongiorno,

per  chi non sentirà di fiero sentire,

 per chi  non potrà  mai dire  ad una persona di essere, lei, il suo canto libero,

per chi non sarà mai  preso da un piacer ‘sì forte,

per chi non vedrà mai le distese  inglesi ricoperte di erica,  

per chi non riuscirà  mai a perdersi tra la gente,

per chi non starà mai poggiato su quel muro insieme ad  Aureliano Buendia,

mi dispiace perché, queste persone, saranno del tutto incapaci  di essere  prese da un certo divino piacere e un brivido,

saranno incapaci di toccare Dio e se stesse, incapaci di capire che la passione sta sorridendo dei loro numeri..

December 26

Una vita in Standby

Una vita segnalata solo da quella lucina rossa, null’altro!

Nessuna scelta se non quelle subite, nessun atto eclatante o piccola goccia che giorno per giorno, imperterrita, consumi  il muro che circonda le quotidiane abitudini della gente

Sempre e solo  quella luce, quella che ti avverte che  tutto sarebbe pronto a partire, manca solo il coraggio di pigiare il pulsante, accendere tutto… iniziative e sentimenti.

Meglio ancora se esistesse un pulsante capace di portare a termine le cose, le persone, i sentimenti e le parole  lasciati per strada.

sì, ci vorrebbe proprio un pulsante del genere…

Una vita passata a pensare a questi pulsanti, tutti in fila, allineati, ognuno con il suo scopo e le sue istruzioni, ma incapaci di funzionare in contemporanea, come se ci fossero solo tante combinazione possibili ma nessuna realmente vincente.

E così si pensa a come ovviare alla mancanza di una funzione precisa cercando quella  più calzante.

“felicità?… quella non l’abbiamo, ma le possiamo offrire la serenità”

“Vuole il coraggio?…spiacente…abbiamo solo dell’incoscienza d’annata.”

Tempo e ancora tempo, come se il sommarlo possa rendere più lunge od intense le sensazioni che, per contratto, ci ostiniamo a vivere.

Peccato che si resti  inconsapevoli del fatto che  è solo un togliere potenziale ad un circuito che ha sempre meno attitudine ai problemi posti.

Un insieme di ingranaggi sempre più obsoleti, ogni anno più retrò…vecchi ma non antichi.

E a un certo punti parti, ti accendi ma sei in ritardo, non ad un appuntamento, in ritardo con la vita. Sei in ritardo su tutto, lento, spaesato come se ci fosse una eclissi e l’unica luce sia quella rossa dello stand by.

E guardi tra il turbato e il sorpreso una videocassetta cercando di capire come faccia ad entrare nella console del dvd

 

 

siamo solo persone comuni

A.A.V.V
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