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1月23日 Niente male per due che quel giorno neanche si parlaronoNiente male per quei due che quel giorno neanche si parlarono
Eh sì, devo dire proprio niente male! Due che quel giorno si guardarono per un attimo e poi rimisero la testa sui loro fogli. Niente male davvero! Vi chiederete cosa? Beh ve lo dico subito. A volte il caso può davvero molto, riesce a rispondere a quelle domande che ci si pone nel silenzio della propria stanza. “È sempre e solo questione di tempo ma poi succede” Sì, è proprio cosi, sempre e solo questione di tempo e quella risposta arriva. Si materializza in uno sguardo o in una espressione, in un modo di camminare, di sorridere…di esistere. Perché è così, si sa, le cose fatte per caso non valgono, e il caso, che per caso capita, non esiste…insomma: niente male per due che quel giorno neanche si parlarono! Ed è vero, noi non ci si parlava, non ci conoscevamo neanche, ma vi dico la verità io la notai; sì, vidi quella persona che entrava nell’aula, non era come le altre, era vicina al mio modo di stare al mondo più di quanto le ho mai detto. Queste cose le senti, non le sai nomare e se lo fai le hai già sminuite, ma capisci che ti serve sapere dove è stata, dove era mentre tu sopravvivevi nell’attesa , e così, quando arriva, sai solo che la stavi aspettando. proprio come ad un appuntamento, quando vedi arrivare la persona tanto attesa, le sorridi e le parli di tutto, naturale come se respirassi o ti sdraiassi al sole. È così: da qualche parte esiste qualcuno che è l’altra parte di te, di quello che non sei mai stato capace di essere, ma che in realtà avresti sempre voluto. Sì è così, e a un certo punto capisci che quel qualcuno e arrivato e non puoi fare a meno di chiedere cosa prova, cosa sente; non puoi fare a meno di stringerla e baciarla, di ballare un lento mentre le chiedi di raccontarti dei suoi viaggi, delle sue emozioni, di cosa ha provato su quella spiaggia assolata o per le strade affollate di città colorate… e resti lì fermo sornione a pensare che anche tu c’eri: eri lì con la tua testa ma con la sua vita. Con i suoi pensieri ma con le tue parole Con i suoi occhi ma con le tue emozioni Con i tuoi silenzi ma con il suo calore E sì, niente male per due che quel giorno neanche si parlavano. Alla fine ti viene solo voglia che non vada via. Vuoi e hai bisogno che non porti via con sé la sua vita che senti già un po’ tua. Vuoi che resti per tutto il tempo che ci vuole a perdersi e poi ritrovarsi. Sì alcune persone sono questo, sono la risposta ad ogni domanda che hai anche vergogna a chiedere… loro ti sorridono e pur non rispondendo ti parlano… e tu capisci. Capisci e realizzi che da qualche parte esisterà per sempre ( che poi vuol dire per tanto tempo) qualcuno che ti porterà in giro a vedere un mondo diverso da quello che conoscevi… Qualcuno che sarà una leggera sensazione La leggera presenza di qualcosa che ti manca E sì, è così…niente male per due che quel giorno neanche si parlarono.
1月17日 Il bene da solo non bastaIl bene da solo non basta
averle scritto o letto l’ultimo sms. Il bene, allora, sembrava bastasse, sembrava che bastasse proprio come quelle parole, quei silenzi, quel ciao detto di corsa tra una faccenda ed un’altra. Sì, il bene da solo bastava. È strano come le cose cambino al cambiare di una virgola. Le persone restano sempre le stesse, così come lo restano i gesti, eppure tutto ha un sapore diverso, tutto risulta cambiato. Ho sempre detto che le cornici non importano, importano le persone, ed è vero; ma avete mai avuto la sensazione di svegliarvi di soprassalto e non riconoscere la vostra stanza? Ecco, è così, a un certo punto ci si sente proprio così. Per quanto non possa contare la cornice, si ha una strana sensazione di confusione e disorientamento. Cosa si fa in questi casi? Ci si convince che è la persona ad essere importante o si realizza che è tutto il resto, quello che è cambiato, che valeva la pena di essere vissuto? Non lo so davvero, so solo che ad un certo punto il bene da solo non basta, non riesce a tenere insieme le persone e le loro vite. È che quando non ti interessa che una persona…”la persona”… entri nella tua testa e ci resti, allora il bene non conta, non lo dici, non ci fai caso. Senti solo che è lì come lo può essere un ricordo. Poi però succede qualcosa e tutto diventa dolore; quella confidenza, quel piacevole silenzio, quei pensieri messi in comune… tutto dolore. È a quel punto che il bene esce fuori, si realizza, si concretizza come qualcosa che non hai più. Il bene è lì a dirti di stare attento, a ricordarti che non hai diritto di voler dare, che non hai diritto di dire quello che senti, non hai diritto di pretendere confidenza. La naturalezza va via e subentra la paura. Sì, la paura sorda che si può provare quando pensi a qualcuno che sta a frugare tra le tue cose; il panico che suscita l’idea che quell’estraneo ti abbia visto mentre dormivi e magari ha anche riso per come ti tenevi la testa tra braccio e cuscino. Paura… paura… paura. Succede questo quando realizzi che il bene da solo non basta più. Persa la naturalezza ti riempi di remore, ti senti patetico e invadente, fuori luogo sempre&comunque… troppe domande e troppi se. La naturalezza, quel qualcosa che rende due persone davvero vicine va via… e allora meglio correre via, scappare, prima che la non-naturalezza invada anche i ricordi, le sensazioni che continuano a vivere da qualche parte. Meglio capire che le persone restano sempre&comunque delle parentesi che vanno chiuse…prima o poi. Meglio scappare prima che anche la persona che anima i ricordi si trasformi in quell’estraneo che ride di te per come stringi la testa tra braccio e cuscino quando dormi. 1月1日 Musica, arte...passione...non traduzioneMusica, arte… passione…non traduzione.
Cosa sia la musica, l’arte, cosa sia quello stato di benessere che si prova nel tirare su una nota o quando un basso o una grancassa ti rimbombano nello stomaco. Cosa succede quando dei colori ti saltano alla mente e “ti sovvien l’eterno” …non lo so Non è matematica, quello di sicuro no, non lo scegli a priori e non lo riusciresti neanche a codificare L’arte, la musica, la passione stanno un gradino più giù, o forse più su, si beffano della fisica e dei numeri, dei calcolatori e dei tecnicismi. Sono a metà tra un divertimento di bambini e un calcolo infinitesimale. Inafferrabili e un po’ imprecisi….non matematica appunto. L’arte, la musica, le emozioni sono a limite tra il mondo che ci hanno insegnato a vivere e quello verso cui tendiamo. Sono fantasmi che le parole e i numeri…concetti mediati, paradossi posti a regolarizzare l’incongruenza tra significante e significato, non riusciranno mai a raccontare e a trasmettere. Saranno come quelle beghe sul calcolo dell’area della sfera: sì ci si avvicina, magari la si sfiora, ma non sarà mai come averla scritta in testa e nello stomaco quella nota, quel colore, quella frase, quella parola, quel gesto, quel colore, quel momento, quel respiro, quella sensazione, quello spaesamento, quella noia…quell’attesa. Non esiste mente che regga, mente capace di dirmi perché io oggi scrivo e tra mille anni qualcuno sorriderà. No, l’arte e gli strumenti dell’arte non seguono le leggi della chimica nè quelle della fisica, sono meccanismi senza regole che si beffano delle leggi e delle equazioni e che, per questo motivo, spaventano chi su quelle leggi e su quelle equazioni regola la propria esistenza. Sono arcani violentati da ogni sorta di calcolo, dai cinici tentativo di analisi che ne snaturano il senso rendendo un tempo un po’ acciaccato un quattro quarti perfetto...sarà pentagramma, matematica…ma non emozione. Sarà una riproduzione, un surrogato, il tentativo condotto con presunzione di riuscita da parte di spiriti un po’ spaventati. Un tentativo di catalogare le reazioni chimiche degli odori…interessante sì, ma raccontatelo ad un pescatore che quel profumo che sente è solo chimica. Vi guarderà con quell’odore stampato in faccia e sulle mani, rispondendovi con i racconti ascoltati da una vita. E raccontatelo a me che nello scrivere sto ascoltando The great gig in the sky che quella voce sono solo onde che, evidentemente, viaggiano al sincrono con quelle della mio cervello. E raccontatelo ad Odisseo, che i suoi mostri erano solo correnti e scogli o che la sua Penelope piangeva solo per la sua dote. Non ci siamo…non è così, i numeri vanno bene ma solo per capire quante piastrelle ci vogliono per rifare un pavimento… ma anche lì…andateglielo a dire ad un piastrellista, vi dirà di sì, ma solo per educazione. Sarà una trave stabile e ben costruita ma non sarà lo sguardo strabiliato di chi guarda. Benissimo tentare catalogare le cose, trascriverle, trasformarle in altro…ma sappiate che state violando qualcosa, state traducendo con tutti i rischi che ogni traduzione comporta. So anche che pochi capiranno il concetto di traduzione ed io, con quei pochi, sorriderò dispiacendomi per tutti gli altri….pazienza. Mi basta dire che, avere la necessita di tradurre vuol dire avere paura e non certo avere voglia di comprendere. È la paura ciò che ci spinge a dover catalogare e codificare…e la paura non fa vivere ma, anzi, può condurre ad uccidere, ad eliminare a snaturare quel qualcosa di diverso che non si è capaci di comprendere. È la paura che esige regole, non la voglia di vivere. Quindi mi spiace per chi ha necessario bisogno di queste regole, per chi non avrà mai la possibilità, il coraggio o la fortuna di andare su quell’ermo colle, per chi non saluterà mai la mezzanotte dicendole buongiorno, per chi non sentirà di fiero sentire, per chi non potrà mai dire ad una persona di essere, lei, il suo canto libero, per chi non sarà mai preso da un piacer ‘sì forte, per chi non vedrà mai le distese inglesi ricoperte di erica, per chi non riuscirà mai a perdersi tra la gente, per chi non starà mai poggiato su quel muro insieme ad Aureliano Buendia, mi dispiace perché, queste persone, saranno del tutto incapaci di essere prese da un certo divino piacere e un brivido, saranno incapaci di toccare Dio e se stesse, incapaci di capire che la passione sta sorridendo dei loro numeri.. |
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