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3月30日 una strada di pensieriUn strada fatti di pensieri, sapendo che su quella striscia di asfalto siano passate migliaia e migliaia di vite. Chissà quante di queste ne cercavano altre e quante invece inseguivano delle vite che erano cambiate da tanto tempo. Mi piace guardare nelle auto che incrocio; lì c’è chiuso un mondo…famiglie, bambini, persone sole che vanno al lavoro o che tornano a casa; gente che scappa da qualcosa o insegue qualcuno. Una strada fatta di pensieri e soprattutto di vite; tutte lì concentrate e costrette da una direzione obbligata, con una stessa sorte, con uno stesso destino; come se non esistesse altro se non quella serie di ruoli da compiere e da vivere. Si corre su quella strada che attraversa paesaggi sempre uguali a se stessi. Cambia davvero poco: Sono alberi, monti, città, mare. Si ripetono con la stessa ciclicità eppure ci ostiniamo a chiamarli con nomi diversi; Chissà poi per quale motivo! E chissà se la vita stessa si ripete sistematica in ognuno di noi o, almeno lei, sia sempre diversa…chissà se qualcuno si pone queste domande, se solo ci pensa, chissà se qualcuno nel vederci pensa le stesse cose e sorride. Un continuo scorrere di vite, di ruoli; un andare e venire cercando il modo di sapere dove sì è, proprio come quando si sta in autostrada e ci si chiede il posto. Possiamo solo dire quanto ci manca alla prossima città o da quanto tempo abbiamo superato una uscita. Sappiamo cosa essere solo in funzione di ciò che non siamo o in funzione di ciò che si è già stati. Ci vorrebbe tempo per fermarsi, prendere una mappa e capire. Peccato che non si abbia tempo; si fa il pieno, si rimette in moto e si riparte…la strada da fare è sempre tanta e fa buio presto.
3月16日 A pesca di ventoA pesca di vento
“Prima o poi ci riuscirò” Ogni sera nel letto, prima di addormentarsi, Elisa si ripeteva questa frase. “ci devo riuscire, non è possibile che non ci riesca mai, ogni volta ci vado vicino, lo sento, lo sfioro, lui sfiora me…eppure sfugge sempre.” Parlava del vento. Aveva questa idea fissa, prendere il vento, catturarlo e portarselo in giro in bella mostra tra gli amici. Ogni giorno finiva i suoi compiti, ascoltava le raccomandazioni della mamma e correva a cercare il vento preferendo questo ai giochi con gli amici. Aveva osservato che il vento amava le foglie, non importa se secche o verdi, spesso poi portava via con sé dei pezzi di carta, altre dei foulard. Forse il vento era ghiotto di tutte queste cose e, se lo si voleva catturare, bisognava prenderlo per la gola. E così preparava mucchi di foglie e di giornali, a volte metteva appesi ai rami dei fazzoletti o dei pezzettini di stoffa…cose che lo avrebbero certamente attratto... e poi aspettava che arrivasse. Si metteva tranquilla, seduta, a volte si nascondeva, e lo aspettava. Al primo muoversi delle foglie si lanciava con il suo retino per farfalle è acciuffava quelle foglie in volo… nulla da fare, le foglie rimanevano lì dentro mentre il vento continuava la sua corsa. Le aveva provate tutte ma nulla da fare. Si sa, il vento è furbo. Aveva anche pensato che forse la trama del retino fosse troppo larga e aveva provato con maglie più strette, con sacchetti per la spesa… nulla da fare; il vento sfuggiva sempre. Inseguiva i pezzettini di carta o di stoffa, li imbrigliava e, non appena lo faceva, loro si poggiavano inanimati. Forse doveva inseguirlo il vento, correre con lui per sentirlo suo. E così cominciò a correre…e corse e corse ancora; corse fino sentirsi il cuore in gola e il vento in faccia, corse fino a che la stanchezza la prese e le gambe l’abbandonarono, corse fino a cadere. Disperazione…il vento era con lei ma lei non ce la faceva. Voglia di piangere, ma era stanca anche per quello…socchiuse appena gli occhi presa dalla stanchezza, sentendosi scivolare proprio come succede quando ci si addormenta. Fu a quel punto che si sentì presa dal vento, forse sognava, ma non le importava; sentiva quel vento sollevarla e portarla via in volo come quelle foglie. Che bello quel sonno, quel sogno o cos’altro fosse…aveva realizzato il suo scopo, il vento era suo. E, benché sentisse la madre chiamarla disperata, benché sapesse che gli amici l’aspettavano, benché si accorgesse che tanta gente, da lì giù, cercava di trattenerla…fece finta di non sentire e continuò a volare. 3月6日 Si spegne la tv e si comincia la vitaSi spegne la tv e si comincia la vita
Il divano mi fa ogni volta uno strano effetto; mi siedo e i pensieri corrono, a volte penso che sarebbe bello se esistesse un pulsante per spegnerli…i pensieri…quasi fossero la tv! Strano anche quel divano. Lo avevamo visto da un tappezziere; roba da buttare ci aveva detto, troppo costoso risistemarlo avevano invece spiegato i proprietari e così lo avevano abbandonato. Chissà quante storie da raccontare… anche “lui”. Un po’ come una persona, forse per questo c’era piaciuto e, dopo esserci guardati, avevamo deciso di prenderlo, comprarlo, anche se il termine giusto sarebbe… adottarlo. Sì, adottarlo, farlo entrare nella nostra vita perché si sa, gli oggetti si caricano di sensazioni molto più di alcune persone e sono capaci di restituircele quando ne abbiamo bisogno. E comunque dimenticavo…c’è anche una Lei in questi famosi pensieri, oltre che nella mia vita, Certo non in tutta ovviamente, ma nell’economia di questa storia Lei c’è a gran titolo! Io, Lei… e quel divano. In effetti è così, non serve altro per stare bene: di giorno, ti basta Lei e il sole; Lei ed un divano di sera; Lei e il suono del suo respiro di notte. E tra noi è sempre stato così….bene insieme…Io, Lei… e quel divano. Passavamo spesso le nostre serate divisi tra una sigaretta in due, un caffè in due, i nostri pensieri in due…un silenzio per due. Che strambi! Presi dalle nostre vite, anzi, dalla nostra vita in due. La cosa più divertente succedeva quando tornava dal lavoro e mi trovava lì seduto a guardare la tv. Mi guardava e sorrideva…sorrideva di me e di quelle storie catodiche. Le vite si incrociano non quando hai bisogno di parlare con qualcuno ma quando, se non lo fai, senti che non ha senso tutto quello che ti è successo durante la giornata. E così si comincia a vivere solo quando puoi dire, puoi parlare, puoi raccontare e puoi ascoltare…niente distrazioni, solo la voglia di mettere in comune qualcosa. Niente rumori o storie altrui che si piazzano su quel divano troppo piccolo per starci in tre. E così, quando torna da lavoro, mi guarda e sorride ed io, in quel sorriso, capisco che mi sta dicendo di spegnere la tv per cominciare la vita.
3月3日 mollo la presa...mi spiace!“ …Certo che ho capito, ma non vuol dire che condivida o accetti…Io” E così, ogni volta, c’è quel sordo dolore allo stomaco, proprio come se ti avessero dato un pugno, come se qualcosa ti stia lì dentro e stringa e muova stomaco cuore e pensieri. Per tutte le volte che ci ho pensato, che abbia fatto, a pensieri&parole, il tragitto avanti e indietro spezzando la linea del “come è andata” e immaginando altri percorsi e finali, congetturando di poter prendere altre vie ed altri modi -un lavoro perfetto, senza sbavature, senza ma, un discorso compiuto ed inappellabile, da fare invidia al migliore avvocato- bhe, per tutte le volte che lo faccia, quelle parole, quel tono, hanno sempre lo stesso, identico, terribile benché noto…ed inevitabile effetto. È come se tutto ciò che ho pensato non servisse a nulla, tutto solo un mero esercizio di retorica. Torno a capo e penso di aver sbagliato, mi accuso del non aver resistito, di avere mollato la presa lasciando precipitare quella persona. E così mi rinfaccio di aver fatto cadere tutto quello che si è vissuto, tutte le parole dette e le cose promesse. Cadono i sorrisi ed i dolori, le emozioni ed i piaceri, senza che si senta il rumore del fondo raggiunto, come se la vera condanna fosse quella di sapere che il fondo, la fine ed il meritato riposo, non si raggiungeranno mai. E i ricordi? Quelli non li lasciamo mica a godersi il meritato riposo! No, no , loro devono ritornare, farsi avanti e dire cosa ne pensano… Come sempre alzano la voce, hanno un tono arrogante e perentorio; parlano, urlano, accusano… recriminano… come se fossero stati messi da parte, sostituti da qualcosa di nuovo, da qualche altro pensiero e ricordo condiviso con qualcun altro. E intanto, mentre tutto questo succede, io resto lì fermo sperando che sia solo un brutto sogno. Mi accovaccio e tappo le orecchie chiudendo gli occhi, ma continuo a sentire quella eco, impaurito dalla consapevolezza che continuerà ancora per tanto tempo…e “tanto tempo”, per noi mortali, e come voler dire “per sempre”. 3月1日 IntroForse avrei dovuto scriverlo prima questa sorta di incipit al blog…ma in fondo è mio…va bene così e, benchè non condivida la filosofia del meglio tardi che mai, lo aggiungo ora. Non so cosa sia un blog… pensiamolo come uno spazio dove mettere qualcosa, e quindi anche qualche pensiero che si è riusciti ad imbrigliare. I pensieri corrono e, come diceva Osho, sono vagabondi; se è vero, se davvero corrono e girano tanto…tanto da essere spesso complicato starci dietro con le parole, con la penna, con le dita…quel po’ che si riesce a imbrigliare vale la pena di comunicarlo. A volte poi ci si abbraccia, ci si avvinghia quasi a questi pensieri, ci si lega quasi fossero un’ancora o una persona e si rischia di naufragare con loro quando si deve necessariamente cambiare idea. Sarà per questo che i più abili tra i nostri retori confondono spesso la coerenza con l’ottusità. Tuttavia, anche questi pensieri, vale la pena di segnarseli, fosse solo per ricordare quanto stupidi ed incoscienti si era stati. Comunque come scrisse un grande tempo fa… sono miei, li penso e vivo come credo, il resto è cornice. Ergo mi trovo qui, anche se un po’ titubante, a consegnare alla rete, ai posteri… o a chiunque si trovi a zonzo per questo mare magno, una parte di me, quella che di solito resta di fronte lo schermo a guardare strani simboli nomati da alcuni “parole”… da altri “sentimenti”. Ciao Danilo. |
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