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日志


5月2日

Conati di vita

Conati di vita

 

Ancora c’è chi è convinto che armi ed eroi siano mondi lontani chilometri

È una tristezza immane dover seguire i  labirinti ciechi  di alcune persone dove le strade sono segnate da etichette

poste ad indicare percorsi.

È una tristezza se si pensa che  basterebbe alzare lo sguardo e vedere il sole per sapere dov’è l’est

o la stella polare per sapere dove è il nord.

Non lo so quando la gente capirà che la vita è un tutto tondo;

è qualcosa che parte da quando l’uomo ha cominciato a lasciare impronte sulle pareti delle grotte

e continua mentre l’ultimo dei graffitari lascia una scritta su un muro... passando per la Cappella Sistina.

La vita è questa;

 l’arte è questa;

 il mondo è questo: è un continuo corto circuito che trasforma un qualsiasi  interrogativo che l’uomo si pone

  in qualcosa di diverso, in un segno  lasciato nel tempo sperando che sia per sempre, che resti immortale.

E non conta se questo interrogativo riguardi l’esistenza dell’anima, la dicotomia tra ciò che voglio e ciò che devo, 

quale colore usare per tracciare una linea o  quanti dribbling fare per tirare la palla in rete.

Non c’è differenza  tra tutte queste azioni.

Quel che conta è la domanda  in sé; è la tensione; è la voglia di comunicare, di dire come si vede il mondo...

 come si vorrebbe fosse.

Quando la smetterete di pensare che ogni cosa sia chiusa in un compartimento, in un secolo, in un movimento artistico

provateci almeno a pensare  tutto sia in perenne contatto con la vostra vita che scorre?

Ma vi rendere conto che se non ci provate almeno  resterete  morti  con  gli occhi fissi nel vuoto?

Allen Ginsberg, mi pare fosse lui,  diceva “togliete le serrature dalle porte e le porte dai cardini”

E allora perché non lo fate, perché non cominciate a pensare che forse tra voi e chi vi sta seduto vicino,

 chi c’era seduto ieri o un secolo fa, non passa poi tanto?

che forse avete visto lo stesso sole e avete tremato per la stessa paura o felicità?

Perché non pensate che  forse  questo vostro vicino ha provato a comunicare a qualcuno quello che sentiva, vedeva e avrebbe voluto;

e che se ha usato parole diverse che non capite o colori diversi che i vostri occhi non apprezzan, non era perché il concetto fosse diverso

ma perché lo erano gli strumenti a disposizione.

Cosa cambia se questo vostro vicino si chiama Dante, Ariosto, Battisti, Michelangelo, Montale, Guccini;

se sia del gruppo ’63 o del gruppo dei Pink Floyd?

mi spiegate cosa cambia?

Perché vi ostinate a dire che sono cose diverse, che non possono o si devono accostare?

Di cosa avete paure?

Forse di scoprire che chi vi ha fatto credere che un voto su un pezzo di carta valesse la sofferenza di chiudere fuori dalla porta

 della vostra stanza la vostra vita vi ha mentito?

Forse avete paura di scoprire che bastava molto meno sforzo per capire la Pentecoste di Manzoni

o che forse il peggiore  della vostra classe, quando faceva scena muta su Dante, era perché in quel preciso momento

 Dante gli stava parlando?

O forse avete paura di scoprire che tutto sommato somigliate più a Leopardi che al tronista di turno?

Perché non volete neanche provare a pensare che arte e letteratura parlino di voi, della vostra vita?

Perché dovete rovinare tutto sbraitando che  la vostra vita non c’entrano niente, e che quelle parole, quei colori

quei suoni  sono solo involucri vuoti di cose vecchie e senza senso?

Non vi rendete conto di essere voi senza senso, di essere voi senza vita

Di essere voi vecchi nel momento in cui, non dico non diate una spiegazione,

ma neanche vi ponete un problema, neanche riuscite a trovare delle domande…

Lo capite o no che a rispondere sono bravi tutti ma è a fare domande che è complicato?

Perché non vi sembra interessante chiedervi  perché, per qualcuno, sia tanto importante lasciare la firma su un banco o un muro?

Forse perché questo qualcuno non lo trovate in un libro, perché non ve lo hanno presentato come un “grande”

Perché?

Forse perché questo qualcuno ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e voi siete spocchiosi e non lo fareste mai?

A no, forse ho capito, voi siete tra quelli che l’unica domanda che sanno porsi è

 “ ma chi glielo ha fatto fare ad Ettore di andare a combattere contro Achille…non se ne poteva star chiuso nel palazzo?”

Beh allora ora ho capito tutto!

E forse già vi sopravvaluto perché suppongo voi conosciate Achille ed Ettore.

Ok ok non fa nulla allora…piccoli esseri umani

voi che non vi emozionate di fronte al conato di passione di un altro essere umano…mi fate pena…solo tanta pena.