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日志


8月22日

Come una scia d'aereo

Come una scia d’aereo

 

Ciao, Io sono..., tu?

“io sono…dici che sia poi tanto importante?”

“Secondo me sì, in fondo nei nomi c’è quasi scritta la storia di una persona, quello che farà, cosa vedrà.”

“Beh, se la metti così;  io sono…senti a me non riesce dire il nome.”

“Ok, fai come vuoi. Senti, che fai qui?”

“Ti aspettavo; cioè non è che aspettavo proprio te, però aspettavo qualcuno che si fermasse, che volesse fare due chiacchiere; sai, di solito la gente va molto di fretta e non ama parlare del niente: tutti alla ricerca di parole importanti e dovute, di parole che siano talmente importanti da far calare il silenzio subito dopo”

“sì, è vero, tutti corrono molto e mi chiedo dove debbano andare. Io, anche se  ho sempre tante cose da fare,  trovo sempre il tempo per due chiacchiere senza senso, anche perché di cose serie me ne hanno dette e promesse  talmente tante, salvo poi smentirle, che ormai non credo che ne esistano.”

“eh sì, hai proprio ragione, meglio frasi senza senso, parole leggere e libere che non soffrano l’ansia di stare a significare cose complicate. Sì, meglio le cose leggere”

“e allora, che mi dici? dai…non hai l’aria di uno che parla molto”

“già, le parole sono pietre e per ora me le tengo come zavorra…forse perchè non ho ancora imparato a volare. Tu invece hai l’aria  di saperlo fare bene, volare dico. Sembri quasi di essere come una scia d’aereo; sai, quelle che si vedono alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo.”

“se ti dico una cosa prometti di non dirlo a nessuno? “

“sì”

“fingo…però mi piace l’idea. Posso sedermi? “

“sì, aspetta che sposto un po’ di roba”

“però sono belle quelle scie di aereo”

“sì, sono belle, anche se a me un po’ mi lasciano perplesso. Cioè loro sono lì, ma non per te. Magari dici di averle viste per primo e poi qualcuno lo ha detto prima e tu neanche lo sai. Insomma sono per tutti e per nessuno”

“sono per se stesse, ovvio no”

“per se stesse? E noi che le vediamo e ci ragioniamo su, noi non contiamo?”

“sì che contate, ma non si può pretendere che una cosa sia solo tua, figurarsi una scia d’aereo, figurarsi una persona.  Loro stanno lì e ci starebbero comunque”

 “…forse è per questo che il mondo è strano”

“forse è per questo che il mondo gira…altrimenti starebbe fermo”

“mi sa che hai ragione, saggia sei”

“ma che saggia! Ho talmente tanti dubbi che ho imparato a spacciarli per certezze.  E tu che sei”

“io sto seduto: né scia, né niente. Io sto seduto e aspetto; soffro di tempismo-zero, una specie di malattia che mi fa perdere gli attimi, e allora sto seduto e  aspetto  che ripassino tutti.”

“ e funziona?”

“beh, credo di sì, anche meglio del previsto, pensa: credo di essere riuscito a prendere una scia d’aereo! Sai, di quelle che si vedono nel cielo alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo”

“…”

“bel  sorriso. Visto?, anche quello ho preso!”

“non l’hai preso, lo hai visto e sentito, ma preso no, guarda ora divento seria e lui non c’è più!”

“ e invece sì: l’ho preso”

“dai apri gli occhi e non sorridere…quel sorriso è mio”

“Scherzavo. Comunque l’ho capito che non sei di quelle che vanno di fretta. L’ho capito quando mi hai detto ciao. Sai, la gente altra cosa che non fa mai è salutare. Se ti va bene risponde con un cenno della testa al tuo di saluto, ma non ti saluta quasi mai”

“é vero, e neanche ti chiedono come stai, cosa fai, come ti chiami”

“già. Non chiedono e non vogliono sapere: stanno lì e sembrano essersi seduti ad aspettare la vita, mica come me… gli attimi”

“ci verresti con me?”

“dove”

“in viaggio, facciamo un viaggio insieme”

“una scia d’aereo e un tempismo-zero? Cosa mai potrebbero fare insieme”

“non lo so, per questo si potrebbe provare, così non rischiamo di dirci cose serie e quindi di rimanere in silenzio subito dopo”

“non so, quanto tempo ho per risponderti?”

“tempismo-zero tu eh?...ti frego. Quanto ne vuoi, tutto il tempo che vuoi per rispondere. Tanto ripasso. Tu alza gli occhi e cercami, io vedrò di non scomparire  come quelle scie che si vedono nel cielo alte e definite e che poi scompaiano e non capisci come sia successo. Hai presente?”

“simpatica”

“…e saggia, non lo dimenticare”

“ok ci provo”

“io ora vado, ho da fare tante cose, tu aspettami…anzi no, non aspettarmi altrimenti ti distrai e ti perdi gli attimi”

“giusto. Tu ripassa io sto qui seduto e ti riprenderò”

“…”

“ciao…bel sorriso”

8月13日

La perdita di Dio

Oggi vi parlerò della perdita di Dio.

Ne ho sentito parlare da molto piccolo, quando chiedevo chi era quel bambino che stava nella foto con due miei cugini.

“Sta con Dio in cielo”

In cielo? Ma dove?

Più su delle nuvole o dietro le nuvole?

E perché non si fa vedere, perché non ci parla?

Mi veniva detto che Lui parlava sempre ed ascoltava le nostre preghiere…solo che io se chiedevo qualcosa non succedeva niente.

E poi non capivo come mai avesse fatto morire Gesù sulla croce e, altra cosa,  non capivo chi fosse quello lì sulla croce;

 mi chiedevo se fosse lui Dio…e mi veniva detto di no, che Dio era solo in cielo e sulla croce c’era il figlio.

Ah, ok tutto chiaro.

E di chi è il figlio quello lì?

La Madonna  è la moglie di Dio?

Eh no, Lei è la mamma di Gesù, non la moglie di Dio…però poi vedevo Giuseppe, e mi chiedevo chi fosse.

è lui Dio…ovvio no!

Padre Putativo

Adottivo?

No Putativo (che poi vuol dire falso, fittizio, virtuale) ok,  una famiglia strana, ce ne sono tante.

Insomma mi parlavano di Dio con una sorta di confusione di fondo e solo per dirmi che, quando qualcuno moriva, andava da Lui,

lì su a dirigere il mondo e ad ascoltare noi in chiesa a pregare.

Però poi mi dicevano che ovunque pregassi lui ascoltava (ovviamente ascoltava non come facciamo noi, ma a modo suo)

Però in chiesa valeva di più, perché voleva dire che uno c’era andato e quindi si era impegnato.

Insomma se ti impegni va bene, se sei un po’ svogliato…hai voglia di pregare!

E allora pensavo che mia madre, quando non mi rifacevo il letto, mi voleva meno bene, ma la cosa non ha mai avuto riscontri.

Però, ricordando la cosa della chiesa, spece alla messa delle 10, durante “l’ascoltaci o Signore”, ognuno di noi si inventava

qualcosa di alquanto altruistico da dire: “per…bla bla bla …ascoltati o Signore” e poi subito a guardare la catechista,

quella buona, con gli occhi verdi, quella che dirigeva noi piccoli e accoglieva un po’ tutti…in maniera quasi uguale,

secondo una gerarchia, anche questa ecclesiastica, che prediligeva alcuni suoi nipoti, con accesso alla sacrestia,

alcuni figli di medici, con accesso a sacrestia e privilegio di fare i chierichetti e poi noi comuni mortali…

col privilegio di poter…no, noi niente.

Comunque c’era questa qui buona e poi  quella piccola, bassa anche per noi che alti non eravamo, scura e sempre arcigna,

che a prescindere da come imparavi le preghiere, ti sgridava, urlava e ti strattonava se in chiesa ti voltavi a guardare

 un quadretto della Via Crucis.

“per fortuna che non è la nostra catechista” così dicevamo.

La domenica si parlava direttamente a Dio, perché lui ci ascolta e, se non ci ascolta Lui, ci sono tutti gli angioletti.

E allora io immaginavo questa persona con la barba bianca, circondato da bambini, che guardava noi e forse sceglieva

 puntando il dito, quello più bravo sarebbe stato il prossimo a salire da lui.

Così credo di aver capito, ma forse mi sbaglio, sono passati molti anni.

San Domenico: “prendimi prima che possa peccare” e dopo poco morì.

E lui era santo!

Insomma Dio con tanti angioletti e con la barba, ma poi vedevo il Papa, senza barba, e facevo un po’ di confusione

e chiedevo chi fosse: se fosse Dio.  Mi veniva detto: “no, quello non è Dio, è il Papa, un vicario, una specie di supplente di Dio

 o forse di Gesù, questo non me lo hanno mai spiegato bene, ma in testa mia pensavo “va beh Dio…il Figlio…non cambia molto,

resta in famiglia”, e quindi per capire cercavo un esempio pratico e  pensavo a mio fratello maggiore:

quando non c’era papa o mamma c’era lui…rispondeva lui al telefono e, se c’era da firmare per la posta, lo faceva lui,

mi accompagnava lui a scuola per il rientro portandomi sulle spalle.

Insomma con Dio sarà lo stesso l’esempio era calzante.

La catechista arcigna sbraitò di no, non è la stessa cosa e non ci faceva fare la comunione se lo dicevamo di nuovo.

 Dio è uno solo  e ovviamente non mi fece alcun esempio pratico…ed io son sempre stato un po’ tonto a capir le cose.

Ok…mi mortificai anche…come avevo fatto a non capire una cosa così semplice.

Ma se è solo lui Dio… i Santi? Li posso pregare?

Cioè, io non lo dicevo per me, a me già pregare non piaceva, poi con tutti questi rischi era meglio evitare.

Quello che mi premeva era capire  tutti quelli dietro la processione…quelli vestiti strani “le congreghe” cosa facessero.

Chi pregavano così vestiti? Sembravano tanti clan, tutti uniti se dello stesso colore e poi in contrasto con quelli  di colore diverso.

 Dio non era uno solo?

Ah no, quelli erano i santi, altra cosa, tipo qualcosa di meno importante di Dio, di Gesù e della Madonna….ma ovviamente questa cosa non l’ho mai proposta onde evitare ramanzine.

Però, come ho già detto, a me servivano esempi pratici e al catechismo non ne facevano molti.

Ho anche pensato che forse quelli lì in processione  stessero peccando senza saperlo, magari nessuno li aveva avvertiti

che quelli non erano Dio ma solo santi.

Però preferii farmi gli affari miei: meglio non chiedere, meglio non sapere e, quando c’era una processione, io cambiavo strada.

Una bella confusione e nessuno che aveva risposte chiare.

Dio è misericordioso ma fa morire i bambini, è misericordioso e manda la siccità in Africa, è buono e fa morire le persone buone e quelle cattive no.

“ma lo fa per metterci alla prova”

Ed in effetti per colpa di una prova, di un trucco, stiamo qui: guarda ma non tocca...lo faccio anche io, ma è cinismo!

Ok me la sono fatta bastare come risposta, e qualche volta l’ho anche messa in pratica, sempre per la famosa questione delle

cose pratiche, ma poi gli altri bambini non ci giocavano con me se li mettevo alla prova.

Ho capito che questa cosa funzionava solo con Dio.

Insomma Lui e tanto bravo eppure non manda nessuno a dire “io sono qui voi lì, io dico questo voi lo fate”

No, Dio questo non lo faceva , forse per fiducia, però aveva  tante  succursali della fede e ricette miracolose da recitare,

che mi veniva complicato capire a chi e dove guardare parlando.

Ho cominciato a non chiedere più, ho preferito  ascoltare parlare di fede e di religione, ad ascoltare, negli anni,

chi ci lavorava con la religione; mi sembrava di sentire mio padre quando compilava i 740

Tante regolette, deroghe, indicazioni e non una cosa chiara del tipo “tu guadagni tanto…e devi pagare tanto”

Per Dio ho capito che funzionava alla stessa maniera.

Ho capito che forse mi avevano preso in giro, che non è vero che le tasse le pagano tutti in base a quanto posseggono,

 ma le pagano in base alla bravura del commercialista capace di trovare la deroga.

Ho capito che Dio veniva gestito come le tasse, chi aveva libero accesso alla sagrestia  aveva il contatto diretto con Lui,

parlava direttamente col Prete, poteva chiedere una confessione per deroga ecc. ecc.

Chi no…beh doveva pagare

Ho preferito fare l’evasore e, le volte che qualcuno mi ha detto che Dio si offendeva per il mio comportamento,

gli ho parlato dei 740 di mio padre…e loro son tornati in sagrestia.

Ho perso Dio quel giorno in cui ho cominciato a capire le persone, quel giorno che mi è venuta in mente una cosa sentita

anni prima al catechismo “siamo i sui prediletti, ci ha creati a sua immagine e somiglianza”

Insomma quel giorno ho fatto 2 +2: chi bazzicava intorno a Dio non era un gran che, noi non siamo un gran che…

e per essere suoi prediletti e sue icone…neanche lui doveva essere un gran che.

Così ho preferito lasciarlo per strada, me lo sono perso…se ce la fa a raggiungermi sa dove trovarmi, Lui, non Io.