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9月11日 19981998
Ricordo i miei 20 anni quando sono a casa con la compagnia della musica o quando mi metto a cercare qualcosa nella libreria Spazi di immagini, odori e suoni Quei 20 anni velocissimi, condensati e pieni di amici, di persone, di case e di studenti Pieni di parole e di sensazioni, pieni di vento e di pioggia Di corse per prendere un autobus o per seguire una lezione all’università Ricordo le feste e i concerti, le serate a casa di qualcuno, la musica, la sala prove e il rock Ricordo di quando avevo 20 anni e ricordo la voglia di scoperta. Mi viene il sapore di quelle sensazioni che mi accarezzavano. Già, la scoperta, tutto lì il bello, la sensazione di scoprire qualcosa di nuovo e l’inconsapevolezza tutta postuma di quello che si sta vivendo. E la musica che costantemente accompagnava le persone che circondavano…Ok computer, Teresa e quel pomeriggio a casa sua; gli skunk anansie e penso a Porsia che arrivava con gli occhiali scuri esordendo con una frase lapidaria; e poi quel favoloso Dark side of the moon ascoltato con Emmanuel e Pasquale andando all’università… e poi Cure, led zeppelin e la mia sala prove con Enzo Luca e Valentino i pomeriggi con Chiara a commentare i pezzi di Battisti o una serata strana: tre in un letto per due, e l’ansia per cercare il modo di pensare ad altro e non a chi mi stava al fianco. E ci metterei anche dei gran bei libri in quei 20 anni…come non pensare a Novecento o a Cent’anni di solitudine o alla casa degli spiriti, al Giovane Holden, Cime Tempestose e tanti tanti altri. E come non sorridere nel pensare cosa mi spinse a leggere. Vorrei rileggerli quei libri, con quella stessa sensazione di scoperta, di meraviglia, con quella stessa ansia e passione di trovarci dentro chissà quale rivelazione…e soprattutto rileggerli con quei 20 anni. Belli, forse perché ora sono di 10 anni più vecchio, forse perché quando mi penso so di essere cambiato, di avere un po’ il fiato più corto e che molte cose non ci sono più o sono cambiate…e i tempi andati sono sempre i migliori. Insomma di roba ce ne sta tanta tra fogli e pentagramma. E poi in questi anni non c’è stata molta musica e molta lettura, poche notevoli esperienze. Magari poi è solo questione di prospettiva e tra altri 10 anni ripenserò ai miei 30 anni e sorriderò pensando ad una casa piena di bambole o magari ad un concerto di Guccini o una casa di studenti vista ferrovia, chissà. Fatto sta che ogni tanto quel sound torna e i ricordi mi canticchiano qualcosa. 9月5日 una sensazione uggiosaL’aria aveva quel sapore di autunno, quello che senti sui vestiti al primo cadere di pioggia Era una cosa piacevole se non fosse stata per le sensazioni uggiose proprio come il tempo. Strano come le impressioni siano sempre questione di attimi, di momenti o situazioni; di tempismo che va e che viene come le onde sulla battigia. Quella stessa aria che l’anno prima aveva rappresentato ebbrezza oggi era statica Eppure quel sapore era lo stesso, lo ricordava bene, era proprio quello ma non soddisfava la mente, anzi la innervosiva E lui sentiva quel nervosismo, lo sentiva e lo vedeva manifesto nel mordersi le dita, mangiarsi le unghie…sorrise Sorrise di sè e della situazione perché….era strana anche quella reazione. Come se chi gli avesse messo dentro gli atteggiamenti e le emozioni -forse il creatore, Dio o chi per lui- avesse voluto un po’ giocare, divertirsi con i colmi o le situazione bizzarre. Il nervoso fa mangiare le dita e le dita le mangia chi a avrebbe voluto e non ha fatto Lui era entrambe le cose e allora quell’aria che altre volte era stata piacevole oggi gli era odiosa…odiosa come quel mordicchiarsi le dita, odiosa come quelle sensazioni, odiosa come quel creatore che aveva messo dentro la testa un modo di fare tale che, quello che faceva, diventava sempre difficile da sopportare. Insomma era fastidioso quel nervoso, quell’aria e quel ricordo piacevole dell’autunno precedente. Tornò a casa e provò a telefonare ma tutto taceva, l’inverno davvero stava arrivando e tutto taceva. Anche il silenzio risultò odioso, il silenzio che aveva sempre cercato era ora odioso. E poi niente era capace di infrangerlo, né le canzoni, né la musica…niente di niente. Tutto sembrava invalidato da qualche forza strana, qualcosa che da dentro gli impediva di razionalizzare. Avrebbe solo voluto fare a pezzi tutto, rompere tutto per poi poter dire di esserne stato capace. Intanto l’inverno era arrivato, altre sensazioni e altri odori Altri silenzi Altre persone |
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